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Viterbo, processo morte Sestina Arcuri. I difensori di Andrea Landolfi accusato di omicidio: "E' stato un drammatico incidente"

Valeria Terranova
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Per la difesa non si trattò di omicidio. Ciò è quanto hanno sostenuto ieri, martedì 15 giugno, i difensori di Andrea Landolfi, gli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, durante l’ultima udienza in Corte d’Assise prima della sentenza prevista per il 19 luglio. Se lunedì l’accusa ha puntato a evidenziare il contesto familiare e le peculiarità caratteriali dell’imputato, scandagliando la personalità del 32enne, accusato di omicidio volontario, reato per cui è sotto processo da due anni,  le difese hanno messo sul piatto le “forzature costanti” che hanno caratterizzato il procedimento e hanno approfondito le tematiche principali della vicenda, analizzando la dinamica della caduta che ha portato alla morte la 26enne calabrese Maria Sestina Arcuri, evidenziando soprattutto le criticità della tesi accusatoria.

“Entrando in camera di consiglio voi dovrete decidere sul ‘fine pena mai’, ovvero sull’ergastolo – ha affermato in apertura l’avvocato Gasperini -. Sarete chiamati a giudicare il fatto, non la persona. Finora è stato fatto un processo alla famiglia, piuttosto che a Landolfi. Tutta l’attenzione è stata focalizzata esclusivamente sulla persona e non sul fatto. La Procura ha provato che Andrea Landolfi uccise Sestina? Siete proprio certi che sia avvenuto l’omicidio o che invece siamo davanti a una tragedia che ha distrutto due famiglie?”. Il legale si è soffermata sulla relazione tra i due fidanzati, iniziata a ottobre 2018 e conclusasi con il drammatico esito a febbraio 2019. “Stiamo parlando di una storia di 3 mesi e di 3 litigate”. In seguito, l’avvocato Gasperini ha continuato, esortando i giudici della Corte a rileggere e a incrociare le intercettazioni che riguardano le dichiarazioni dei parenti del 32enne, e in particolar modo quelle che riguardano la nonna del ragazzo. “La signora Iezzi, ritenuta non credibile dal pm, collocò il rientro dei due fidanzati a casa alle 22, quindi anticipando l’evento. L’anticipazione dell’orario in realtà peggiora e danneggia la posizione di Andrea”, ha concluso a riguardo Gasperini, che si è poi focalizzata su una testimone in particolare, che non è stata sentita al cospetto della Corte, ma di cui sono state acquisite le sommarie informazioni. “Abbiamo una testimonianza fondamentale ed è quella della vicina di casa che sente dalla stanza da letto del proprio appartamento il momento in cui Sestina inizia a vaneggiare e a chiamare Andrea con il nome del figlio e l’istante in cui il nostro assistito capisce che la situazione stava precipitando – ha precisato l’avvocato-. Sono le 5.45 circa e lei lo ricorda bene perché a quell’ora stava allattando. Alle 5.58 Andrea chiama l’ambulanza”.

 

Successivamente è stata la volta di Daniele Fabrizi, che ha ampliato il focus sulla dinamica della caduta, rileggendo parola per parola le trascrizioni della esposizione dell’accaduto da parte del figlio dell’ex pugile, che all’epoca aveva appena 5 anni. “Il bimbo è un testimone oculare e delinea la caduta inequivocabilmente – ha esordito -. Riferisce una caduta libera di entrambi, specificando che a cadere per primo è il padre. E cerca di mostrare alla madre la spinta sdraiandosi , perché ricalca quello che ha detto Landolfi, e cioè che trovandosi ormai in orizzontale sulla scalinata con le mani sollevò il corpo di Sestina che gli stava cadendo addosso”.