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Viterbo, omicidio Sestina Arcuri. "Io l'amavo", il grido del fidanzato Andrea Landolfi in aula. Il pm ha chiesto 25 anni di carcere per lui

Valeria Terranova
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La Procura ha chiesto 25 anni per Andrea Landolfi, 32enne romano con un passato da pugile, a processo con l’accusa di aver gettato la fidanzata, Maria Sestina Arcuri, dalle scale dell’appartamento della nonna a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio di due anni fa. Il pm, Franco Pacifici, in apertura della seduta davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Eugenio Turco, ripercorrendo i tratti salienti della vicenda e ha tratteggiando le caratteristiche caratteriali dell’imputato, sulla scorta delle intercettazioni e i materiali raccolti, ha ritenuto che le dichiarazioni rese dall’imputato e dai familiari del giovane contrasterebbero con quanto si evince dalle intercettazioni. “Le ex fidanzate che sono venute a testimoniare convenivano sul fatto che si volessero liberare del Landolfi e riacquistare la propria libertà. Tutti, anche i parenti, erano concordi sul fatto che Landolfi incutesse paura”, ha affermato il pubblico ministero, che sul finire della requisitoria è stato interrotto dall’imputato, il quale, dalla gabbia da cui stava seguendo il dibattimento, ha esclamato: “Io amavo quella persona! Sto pagando sulla mia pelle. È lei che non ha rispetto! Io l’amavo!”.

 

Dopo attimi di concitazione, in cui sono intervenuti anche i difensori del ragazzo, gli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, la discussione è ripresa con le conclusioni del pm. “Si tratta di un ragazzo che vive dietro la complicità dei propri famigliari e aveva la certezza che nessuno lo avrebbe denunciato, infatti, è la stessa madre a dire ‘se lo denuncio quella mi ammazza’, riferendosi a Mirella Iezzi. Dunque è la vita famigliare che ha rovinato Andrea Landolfi”, ha continuato la pubblica accusa, che ha chiesto che l’imputato venga condannato a 25 anni di carcere e che gli siano concesse le attenuanti generiche.

 

In seguito, l’udienza è ripresa nel primo pomeriggio con l’arringa del difensore dei parenti della vittima, l’avvocato Vincenzo Luccisano. “Perché Maria Sestina non è qui con noi? Perché la famiglia da 2 anni, 4 mesi e 10 giorni non può più abbracciarla? Sestina era una persona ambiziosa, affidabile e responsabile. Stava inseguendo il suo sogno, ovvero diventare una parrucchiera professionista e si era trasferita a Roma dove lavorava in un salone molto importante – ha affermato il legale-. A ottobre del 2018 conosce Andrea e si mettono insieme quasi subito. Un post pubblicato su Facebook che convalidava ufficialmente questa unione insospettì la madre, la quale disse alla figlia che le sembrava prematuro e notò anche che la ragazza iniziò a cambiare. Le due non riuscirono più a chiacchierare e a scambiarsi confidenze come facevano abitualmente, poiché Landolfi era sempre presente. Ma Sestina, dopo poche settimane, cominciò a capire chi aveva realmente di fronte. Landolfi si atteggiava dicendo di essere temuto da tutti nel suo quartiere. Dai suoi comportamenti si evince un’attitudine alla violenza e alla prevaricazione, soprattutto contro le donne. Tutte, infatti, vogliono lasciarsi alle spalle il periodo vissuto insieme a Landolfi. Per lui la sua famiglia è una cassaforte”.  Al termine l’avvocato Luccisano non si è associato alle richieste dell’accusa, ma ha chiesto una condanna secondo quanto previsto dalla pena di legge. Successivamente, è stata la volta dell’avvocato di Mirella Iezzi, Gianluca Fontana, il quale ha presentato la revoca di costituzione di parte civile. Oggi parola alle difese.