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Viterbo, omicidio Sestina Arcuri. Il processo ad Andrea Landolfi alle battute finali: a presiedere la Corte d'assise arriva Turco

Valeria Terranova
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Oggi si torna in aula per la prima delle due udienze decisive dedicate alla discussione del processo a carico di Andrea Landolfi, il 32enne, ex pugile e operatore socio sanitario, accusato dell’omicidio volontario della fidanzata Maria Sestina Arcuri, accusa per cui rischia l’ergastolo. La sentenza è attesa per il 28 giugno e a presiedere la Corte d’Assise ci sarà il giudice Eugenio Turco, che sarà affiancato dal giudice Roberto Colonnello e da sei giudici popolari, i quali avranno modo di ascoltare, tra oggi, 14 giugno, e domani 15, la requisitoria del pm Franco Pacifici e le arringhe dei difensori dell’imputato, gli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi.

Contrariamente a quanto avviene di solito, vista la sostituzione del presidente della Corte, i legali dell’imputato sono comunque intenzionati a chiudere il processo, considerando il completamento dell’istruttoria, conclusasi tre mesi fa con l’ascolto degli ultimi due consulenti della difesa. In quell’occasione l’ingegnere Giuseppe Monfreda, esperto in analisi forense, in particolare di incidenti sul lavoro e sinistri stradali, ha smontato la ricostruzione della dinamica della caduta precedentemente proposta dal Ris, consulenti dell’accusa, attraverso i dati ottenuti dai rilievi eseguiti con la stessa strumentazione, il laser scanner, e con simulazioni create con un software di ultima generazione. “Il modello matematico applicato dal Ris sarebbe corretto se fosse stato applicato a una palla o una sfera lanciata che effettua una parabola. Peccato però che si tratti di un corpo umano, con un’altezza di 1.59 centimetri e con un peso di 60 chili, come del resto riportano i documenti ospedalieri, relativi alla vittima contenuti negli atti - ha affermato lo specialista -. Se Sestina fosse caduta seguendo questa traiettoria avrebbe urtato contro gli oggetti: uno tra tutti la cassapanca accostata alla parete della scalinate e le numerose suppellettili, anche leggere, quali spighe di grano essiccate, presenti sulla scaffalatura di fianco. Quindi tutti elementi riposti nel contorno, come documentato dalle immagini, che invece sono rimasti intonsi. Il Ris, a mio avviso, sono partiti da informazioni e impostazioni scientifiche sbagliate e hanno considerato il baricentro della ragazza come se fosse un punto, estraniandolo dal contesto ambientale”.

 

Il consulente, nel corso dell’esposizione supportata anche da diapositive e video, fece riferimento alla velocità oraria raggiunta dai due corpi nella caduta, scartando l’ipotesi che il presunto omicida abbia gettato la fidanzata dalle scale. “Il lancio o la spinta non trovano riscontro nei risultati ottenuti dalle analisi matematiche, fisiche e biomeccaniche che ho eseguito, in quanto neanche un campione olimpionico di lancio del peso riesce a toccare 6 chilometri orari, come si dovrebbe presupporre secondo quanto ritenuto dal Ris e dall’accusa, e avendo elaborato la dinamica seguendo la loro tesi, nemmeno a una velocità di 20 chilometri orari Sestina cade in quel modo e in quel punto, anche per i vincoli spaziali che troviamo - ha precisato l’ingegnere -. Tra tutte le simulazioni da me prodotte, confrontandole con la versione raccontata da Landolfi, la sua è una di quelle più plausibili”.