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Viterbo, violenza sessuale alla festa di compleanno. Ventenne accusato di aver abusato di minore

Valeria Terranova
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Avrebbe abusato di una minorenne nel bel mezzo di una festa di compleanno. Si tratta di un ventenne della provincia, finito sul banco degli imputati con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una ragazzina adolescente, minore di 16 anni. Il dibattimento è entrato nel vivo in settimana con il racconto dei primi testimoni, ascoltati in un’udienza celebratasi a porte chiuse. Ma le dichiarazioni della vittima furono già cristallizzate in sede di incidente probatorio. A trascinare in tribunale il ragazzo, dopo averlo denunciato, è la madre della minorenne, costituitasi parte civile insieme alla figlia, ormai divenuta maggiorenne.

 

 

I fatti risalgono alla primavera di tre anni fa, quando la giovane si recò al diciottesimo compleanno di un’amica, per festeggiare con compagni di scuola e altri amici. Dopo essere rimasta a dormire lì, il giorno successivo tornò a casa e iniziò a dare segni di malessere. Una settimana dopo, a rivelare tutto alla madre tramite messaggi vocali fu la figlia più grande, arrabbiata con la sorella per aver saputo cosa fosse successo quella sera a casa della compagna da altre persone e non direttamente da lei. In particolare, la rabbia della ragazza si riversò anche sull’imputato, al quale inviò dei messaggi Whatsapp, accusandolo di essersi approfittato della piccola. A quel punto la presunta vittima avrebbe confessato alla madre di essere stata obbligata da un ragazzo, ben più grande di lei e già maggiorenne, anche lui ospite della festa, ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà. Una volta appresa la tragica notizia e confrontatasi con la figlia, la donna portò la ragazzina in ospedale per tutti i controlli del caso per poi rivolgersi al proprio legale per decidere sul da farsi.

 

 

La donna, ripercorrendo tutti gli eventi, fu dunque capace di ricostruire e mettere insieme i vari tasselli. A partire dal pomeriggio seguente notò che la figlia iniziò a comportarsi in modo anomalo, chiudendosi in casa per mesi. Infatti, solo dopo aver saputo dell’abuso la madre cominciò a spiegarsi il motivo di quegli atteggiamenti inconsueti. Fino ad allora, in realtà, aveva attribuito gli stati d’animo altalenanti della figlia a ragioni tipicamente adolescenziali. In realtà, stando all’impianto accusatorio, formulato dal pubblico ministero Chiara Capezzuto, le sofferenze manifestate dalla ragazzina erano dovute a ben altro, a sofferenze profonde inferte dall’imputato, a cui la giovanissima stava cercando di dar voce a modo proprio.