Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Viterbo, minorenne suicida. Assolto il giovane accusato di averle ceduto la droga

Valeria Terranova
  • a
  • a
  • a

È stato assolto l’operaio 26enne di Civitella d’Agliano, accusato di spaccio aggravato per aver ceduto 750 euro di hashish a Laura Chirica, 17enne orvietana, di origini moldave, morta dopo un volo dal settimo piano di un palazzo in zona Bologna a Roma, il 14 febbraio del 2017. Nell’immediatezza, il tragico epilogo venne archiviato come suicidio, ma per il giovane, rappresentato dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, fu l’inizio di un lungo procedimento. Durante la scorsa udienza è stato sentito un esperto dei Ris, che ha depositato la relazione, a seguito di una perizia commissionata a dicembre del 2020 dal collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, riguardante i contenuti conservati nel telefonino sequestrato al ventenne. Nel documento è presente la trascrizione dei messaggi WhatsApp che i due giovani si scambiarono tra il dicembre 2016 e il febbraio dell’anno successivo, con i rispettivi nominativi, riportanti i nomignoli che si erano affibbiati reciprocamente: “Leo” e “Scemotta”.

 

I militari afferenti al reparto delle investigazioni informatiche, secondo il difensore del manovale, non sarebbero riusciti ad accertare le identità dei soggetti, elemento ritenuto fondamentale, ma che non era in effetti presente tra i quesiti da sciogliere. Dunque, per la difesa, le verifiche eseguite sulle chat non avrebbero dissipato i dubbi. Il pubblico ministero, Chiara Capezzuto, nel corso della requisitoria, ripercorrendo le tappe salienti della vicenda, ha sostenuto che i riscontri delle conversazioni non lasciassero spazi ad ulteriori conclusioni e che l’istruttoria avesse provato la penale responsabilità dell’imputato. Il pm ha, dunque, chiesto che il ragazzo fosse condannato a 2 anni di reclusione e al pagamento di una multa di 6 mila euro.

 

Al contrario, il legale del 26enne, ribadendo la propria tesi, ha ritenuto che non vi fosse alcuna certezza su chi fossero realmente le due persone a cui potessero ricondursi i dialoghi contestati, chiedendo l’assoluzione per il proprio assistito per insufficienza di prove a suo carico. Il collegio, presieduto momentaneamente dal giudice Elisabetta Massini, ha assolto il giovane “perché il fatto non sussiste” e ha, inoltre, disposto il dissequestro dello smartphone del ragazzo, che venne posto sotto sequestro 4 anni fa dagli inquirenti. Insomma non sembrano state esserci le prove sufficienti alla condanna.