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Viterbo, crisi Arena. C'è già chi pensa al dopo Arena. L'indiscrezione: alleanza con i responsabili

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Viterbo, se nelle dichiarazioni ufficiali si mostrano tutti convinti - come Giulio Marini, intervistato da questo giornale (clicca qui) - che l’amministrazione non corra rischi di alcun genere, molti all’interno della maggioranza nutrono in realtà più di un dubbio sulla tenuta dell’attuale compagine. Il caso Contardo, silurato senza farne capire con chiarezza il motivo, ha lasciato il segno. E nelle ultime ore, dopo l’arrivo di un assessore straniero, scelto a Roma come se a Viterbo non esistano persone in grado di fare il ragioniere del palazzo, non è passata in sordina - nonostante l’ordine di scuderia sia stato di non rilasciare dichiarazioni alla stampa per non surriscaldare il clima - neanche l’uscita del consigliere comunale Vittorio Galati (attualmente della Lega). Il quale, definendo disastroso il governo della città, ha detto senza peli sulla lingua che se le cose non cambiano sarebbe meglio mettere fine a questa esperienza riconsegnando la parola ai cittadini. 

 

Preoccupa poi, e non poco, il clima pesante che si respira tra la gente, complici i social, dove ogni giorno vengono pubblicate decine di foto sul degrado che regna in ogni dove, e in parte anche i vari siti di informazione, che, è opinione diffusa, si lasciano usare in base a logiche che sfuggono alla politica con la p maiuscola.  In questo contesto, il sindaco appare suo malgrado lasciato solo; sembra diventato, per volontà dei suoi, il parafulmine di ogni disgrazia; nessuno tra chi gli sta intorno pare intenzionato ad esporsi in prima persona, come dimostrano il no dello stesso Marini e Gianmaria Santucci alla richiesta di entrare in giunta, avanzata dalla Lega con la speranza di coinvolgere persone esperte a cui affidare il compito di riacciuffare per i capelli una situazione sfuggita di mano.  Sui motivi per cui si è arrivati a tanto si potrebbero dedicare fiumi di inchiostro: si potrebbe parlare della natura stessa della coalizione di centrodestra, messa insieme sulla base di un cartello prettamente elettoralistico senza un vera linea programmatica e dove compaiono al suo interno tante persone che in fin di conti si detestano; dell’entrata in Consiglio comunale di tanti volti nuovi (giovani e non) che non si sono dimostrati all’altezza del ruolo ricoperto; e della presenza di una minoranza sempre pronta a gridare, ma sostanzialmente inadatta, in tutte le sue declinazioni raffigurate in aula, a proporre un’alternativa credibile. 

 

Il panorama è davvero desolante e non sfugge più ai cittadini, che, sempre più numerosi, rimpiangono, al di là del colore politico, le vecchie amministrazioni comunali: da Fioroni a Gabbianelli, fino a Meroi. Per questo motivo, mentre si rincorrono voci di improbabili manovre proprio dentro la maggioranza per mettere fine prima del tempo all’attuale agonia, in molti ambienti ci si starebbe muovendo per cercare di mettere in piedi una lista (o più liste federate) dove far confluire nel 2023, indipendentemente dai partiti di appartenenza, personaggi di altra caratura rispetto a quelli che calcano ora le scene con l’intento di cercare davvero di rimettere in piedi un serio progetto di sviluppo per Viterbo. Si parla insomma di un’alleanza politicamente trasversale dove il comune denominatore, partendo dalla consapevolezza di tutti che Viterbo non può più essere lasciata in questo stato, sarebbe rappresentato dalle qualità (anche umane) e dalle competenze dei candidati e quindi degli eletti.  Se così fosse, sarebbero destinati ad essere superati, oltre che le forze politiche in quanto tali, anche tutti quei movimenti civici che in questi anni hanno colmato il vuoto lasciato dagli stessi partiti, finendo alla fine loro stessi in quel tritacarne che ha travolto dal 2008 in poi tutte le amministrazioni che si sono succedute a Palazzo dei Priori: da Marini a Michelini fino a Giovanni Arena.