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Viterbo, Talete diventa un caso nazionale. Dopo Fuori dal coro anche Mi manda Rai 3 si occupa dell'arsenicpo

Massimiliano Conti
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Tutti contro Talete. All'indomani dell’ennesimo aumento delle tariffe (deliberato dai sindaci in spregio del mandato ricevuto da molti Consigli comunali), il carrozzone idrico, che ha appena avviato una manifestazione di interesse per la cessione del 40% delle quote, appare sotto assedio. Intanto, la gestione dell’acqua in provincia di Viterbo e il problema dell’arsenico hanno ormai travalicato i confini locali in forza delle inchieste e dei servizi realizzati da testate nazionali e trasmissioni televisive, ultime “Fuori dal coro” su Retequattro la scorsa settimana e “Mi manda Raitre” lunedì. Dal canto loro, i comitati, riuniti sotto la sigla “Non ce la beviamo”, non mollano di un centimetro la presa e dopo un esposto in Procura e il sit-in di venerdì in piazza del Comune hanno scritto una lettera al prefetto Giovanni Bruno, invitandolo a prendere posizione sul caro bollette, sui distacchi dei contatori e sull’iter di privatizzazione della società ormai avviato.

 

 

Ha un bel da fare, in questo contesto, il nuovo amministratore unico Salvatore Genova nel difendersi dagli attacchi riguardanti mala gestione e disservizi da lui ereditati, dei quali rischia di diventare il parafulmine, considerata pure la scarsa attitudine dei sindaci-soci a prendersi, al di là delle ambiguità e dei giochini politici, la propria parte di responsabilità. Ma andiamo con ordine: sulle tariffe esorbitanti e sugli errori, in molti casi ammessi dalla stessa Talete (16 mila nel 2021 su un totale di 500 mila fatture, pari al 3%), ha acceso un faro lunedì scorso la trasmissione “Mi manda Raitre”. Sono intervenuti alcuni cittadini viterbesi mostrando le loro bollette astronomiche (importi da 800 a oltre 2 mila euro senza apparente giustificazione), nonché i rappresentanti delle associazioni che nelle ultime settimane hanno promosso iniziative collettive contro la spa: Vincenzo Rienzi per il Codacons e l’avvocato Riccardo Catini per il Gas (genitori per l’ambiente e la salute). Quest'ultimo, insieme alla stessa Ciambella, ha avviato una sorta di class action: 57 i reclami già spediti a Talete, secondo quanto previsto dalla carta dei servizi, ma ancora senza risposta. Fatture illeggibili, conguagli incomprensibili, tariffazione confusa e sistema informatico non in regola (tanto da meritarsi una sanzione di 60 mila euro da parte dell’Arera), appalti affidati senza gara: queste le contestazioni del Gas, mentre il Codacons chiede che i cittadini vengano risarciti per essere stati costretti ad utilizzare acque contaminate da arsenico.

 

 

“In tutti i comuni gestiti da Talete - si è difeso Genova, collegato in videconferenza dagli uffici di via Romiti - l’arsenico è comunque sotto i limiti di legge, anche se l’obiettivo è quello di ritorno a quota zero. In questo momento, dai dati ufficiali della Asl, i comuni che risultano fuori dalla norma sono solo 6, tutti non gestiti da Talete”. Quanto agli errori, ha spiegato che possono essere “dovuti a malfunzionamenti del contatore”, oppure essere “figli di allacci abusivi”, o dipendere “dalle letture stimate sui contatori posizionati all’interno degli immobili, e quindi da impossibili rilevazioni da parte dei letturisti”. Per la cronaca, al fine di gestire meglio i rapporti con le utenze, Talete ha già informato tutti i sindaci della prossima apertura degli uffici territoriali in aggiunta a quello di Viterbo. Capitolo rincari. Genova li ha attribuiti al problema dell’Ato debole: “C’è una densità abitativa molto bassa e un numero elevato di impianti”. In ogni caso le tariffe, ha specificato, “sono state redatte sulla base delle regole Arera, approvate dall’Ega (Ente gestore ambito) e sottoscritte dai sindaci”. Infine, sull’arsenico: “Dal 2018 i costi di dearsenificazione sono a carico dei cittadini - ha spiegato - perché si è esaurito il contributo regionale previsto per i solo primi tre anni di gestione”.