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Viterbo, droga al figlio in carcere. Genitori a processo per favoreggiamento

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Valeria Terranova
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Padre e madre accusati di favoreggiamento e di aver ceduto della droga al figlio detenuto, durante i colloqui in carcere. All’inizio del procedimento venne imputato in concorso con i genitori, con le medesime accuse, l’altro figlio della coppia, deceduto già da qualche tempo. In aula, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, è stato sentito come testimone un militare dell’Arma, che prese parte alle indagini.

“La vicenda risale al 2016, quando arrestammo uno dei figli dei due imputati e un altro ragazzo a seguito del ritrovamento di una piantagione di circa 370 piante di marijuana e alla scoperta di un vero e proprio arsenale di armi – ha raccontato il carabiniere-. Così chiedemmo l’autorizzazione per le intercettazioni per poter continuare a investigare. E dalle captazioni ambientali e dall’osservazione dei filmati, vennero a galla degli accordi importanti tra i 3 parenti, riguardanti la cura e la coltivazione e soprattutto le attività messe in atto per il recupero crediti, concernenti un debito di droga contratto dal detenuto con alcuni membri del clan dei Casamonica. In particolar modo, a tale riguardo, nella lavanderia furono ritrovati dagli agenti della polizia penitenziaria anche dei pizzini e alcuni biglietti, circa 6, relativi alle informazioni che i tre soggetti cercavano di scambiarsi. Inoltre, al termine di un colloquio intercettammo il passaggio di un paio di involucri contenenti delle sostanze stupefacenti: hashish e cocaina. Il movimento fu velocissimo e a consegnare al parente le confezioni, in quell’occasione, fu il fratello, ormai passato a miglior vita, e il detenuto le nascose immediatamente nel doppio fondo ricavato nei boxer che indossava”.

 

Nel corso dell’udienza, ha testimoniato l’allora comandante del nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Ronciglione, il quale ha dichiarato che dagli accertamenti condotti emerse che madre e padre collaboravano con il figlio detenuto. “Entrambi cercavano di mediare con i propri interlocutori per ripagare la somma dovuta per 5 chili di droga che sequestrammo in quel periodo – ha spiegato l’ufficiale -. Per quanto riguarda i foglietti scovati tra i vestiti nel locale lavanderia dagli operatori del penitenziario, in uno di questi il detenuto incaricava uno dei due genitori di recapitare il messaggio a un cugino e in un altro affidava al padre la riscossione dei crediti e la gestione degli appuntamenti”. L’udienza decisiva è stata fissata al 9 novembre, a conclusione della quale il terzetto collegiale emetterà la sentenza a carico della coppia di imputati.