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Caffeina, il festival verso Caprarola "Viterbo non esiste più"

Roberto Pomi
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Continua il divorzio tra Caffeina festival e il capoluogo della Tuscia. Gli organizzatori della storica manifestazione, che ha cambiato l’estate della città dei papi per 13 anni consecutivi, guardano a Caprarola per un’edizione, tra fine giugno e inizio luglio, che intende lasciare il segno. Ancora niente di ufficiale, ma indiscrezioni parlano di nomi di primo piano della scena culturale nazionale. Intanto, dall’11 al 13, questo è già reso noto dalla comunicazione del Festival, torna la tappa di Pienza. Viterbo resta a secco, con l’ultima tazza di Caffeina sorseggiata nel lontano 2019, era pre-Covid. Nello stesso anno niente Christmas Village gestito da Rossi & Co, che aveva migrato alla volta di Sutri. Gli uomini e le donne di Caffeina sono ormai da due anni in esilio dalla città dove avevano dato i natali alla propria creatura.

La galassia che più ha saputo animare il centro storico, nella sua storia recente, si è trovata ad affrontare anche un momento interno difficile. Il marchio Caffeina, di proprietà di Filippo Rossi e Andrea Baffo, può essere utilizzato e gestito da due realtà: Fondazione Caffeina e Associazione Compagnia del Teatro, la stessa che gestisce la struttura del San Leonardo. La Fondazione è rimasta impantanata in una difficile situazione debitoria e si stanno cercando le strade amministrative per rimetterla in carreggiata. L’associazione invece continua a operare. E sarà proprio la Compagnia del Teatro a organizzare tanto Pienza quanto l’appuntamento di Caprarola. Nessuno del team organizzativo ha voluto rilasciare dichiarazioni soprattutto sull’assenza da Viterbo. A microfoni spenti confessano: “Non ci sono le condizioni minime per fare niente a Viterbo, inutile fare polemica. Non prendiamo in considerazione l’ipotesi di fare qualcosa, in questo momento per noi è semplicemente un posto che non esiste”.

 

Tono basso ma è chiara la tristezza del venire meno di un sogno. Un’amarezza che diventa propria della città stessa che non può fare altro che constatare come quello spazio lasciato vuoto non sia stato ancora riempito. Di certo la pandemia non ha aiutato ma all’orizzonte non è stato avvistato nessuno con l’intenzione e la forza di mettere in piedi un meccanismo organizzativo complesso come quello che ha prodotto per più di un decennio Caffeina Festival. Lo scorso anno è stata la prima estate senza l’abituale appuntamento, trasferito nel castello di Santa Severa e sostenuto dalla Regione Lazio. Eppure il centro storico di Viterbo, proprio in questo momento difficile, avrebbe bisogno di iniziative capaci di andare oltre la trita e stagnante provincia.