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Viterbo, truffa della cassa integrazione. Facevano lavorare i dipendenti di nascosto, denunciati 5 imprenditori

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La guardia di finanza di Viterbo ha scoperto 5 imprenditori che abusavano dei benefici della cassa integrazione legata alla pandemia e li ha denunciati per truffa aggravata. Si tratta di amministratori di ditte del territorio viterbese, che nel 2020, in pieno lockdown, spiega la finanza, “hanno assunto 11 nuovi lavoratori proprio nel medesimo periodo in cui ponevano in cassa integrazione in deroga altri dipendenti, che talvolta venivano comunque fatti lavorare ancorché figurassero in cassa integrazione”. I controlli svolti dalla Compagnia di Viterbo, con relativo approfondimento circa la posizione dei lavoratori coinvolti e le informazioni acquisite e successivamente sviluppate, “hanno consentito di evidenziare il totale disallineamento tra la misura governativa di sostegno proposta e l’effettiva applicazione operata dalle imprese controllate, le quali, di fatto, hanno posto la propria attenzione esclusivamente all’abbattimento dei costi di gestione legati alla componente lavoro, ponendo a carico dell’Inps, quindi di tutti i contribuenti onesti, gli oneri sociali e salariali di loro spettanza, senza giustificato motivo. Ciò è stato appurato attraverso il riscontro mirato sulla veridicità e genuinità della documentazione presentata e sottoscritta. Dall'attività eseguita, infatti, è emerso che la documentazione era mendace e omissiva. E’ come se i dipendenti non venissero considerati facenti parte del patrimonio di risorse dell’azienda, bensì una sorta di peso da scaricare sulla collettività, utilizzando per tale scopo tutti i metodi, anche illeciti, rinvenibili nell’ordinamento giuridico vigente. Nel solco di tale assunto, è stata registrata la nascita, da un giorno all’altro, di realtà economiche che mediante assunzioni fittizie, espedienti finalizzati all’indebita percezione di contributi pur senza registrare cali di fatturato, costringono i propri dipendenti a lavorare in condizioni non adeguate e spesso in spregio delle più elementari regole civilistiche e giuslavoristiche”. 

La guardia di finanza, monitorando le ditte beneficiarie della cassa integrazione Covid 19, ha svolto un certosino lavoro di incrocio di dati e di analisi dei fatturati di imprese che hanno utilizzato le misure governative: gli amministratori delle società in questione si sono resi responsabili del reato contemplato dall’articolo 640 bis del codice penale, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, in quanto realizzavano un ingiusto profitto mediante l'utilizzazione o la presentazione di dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere: “Contestualmente venivano comunicati gli esiti del controllo all’Ente erogatore Inps e si provvedeva a redigere le relative informative di reato all’autorità giudiziaria di competenza”.

 

L’operazione si inquadra nelle rinnovate linee strategiche dell’azione della finanza, “volte al continuo rafforzamento dell’azione di prevenzione e contrasto dei fenomeni illeciti in questa fase emergenziale, per verificare la corretta distribuzione delle risorse pubbliche a sostegno di imprese che non possono ricorrere agli strumenti ordinari perché esclusi all’origine da questa tutela o perché hanno già esaurito il periodo di fruizione delle garanzie ordinarie”.