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Viterbo, "misteriose presenze". Cacciatori di fantasmi all'opera nel castello di Graffignano

Alessio De Parri
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Ghost hunters a caccia di fantasmi nel Castello Baglioni Santacroce di Graffignano. Ieri pomeriggio, domenica 30 maggio, una squadra dell’associazione di Roma, formata da cinque persone, è arrivata nella Tuscia dove ha condotto per diverse ore una ricerca nel campo del paranormale all’interno del castello. Una storia tribolata, quella del maniero di Graffignano, eretto nel Duecento dalla famiglia Baglioni, successivamente confiscato da Papa Clemente VII tra il XV e il XVI secolo e nel 1741 venduto dalla famiglia Borromeo alla casata dei Santacroce. Oggi è di proprietà del Comune di Graffignano, che ieri ha presenziato alla ricerca sul campo dell’Associazione Ghost hunters Roma, di cui è presidente Daniele Cipriani.

 

Daniele, com’è andata la prima rilevazione, avete riscontrato la presenza di attività paranormali nel castello?
“E’ ancora troppo presto per dirlo, nei prossimi giorni approfondiremo l’analisi del materiale raccolto per dire se il luogo sia infestato o meno da attività paranormale”.
Come mai avete deciso di avviare l’indagine nel castello di Graffignano?
“Ci siamo mossi dopo aver ricevuto tre diverse segnalazioni di altrettante persone in visita al castello. Uno ci ha detto di aver visto un’apparizione femminile nel cortile esterno, un altro di aver notato una figura antropomorfa in una delle sale e un terzo ci ha raccontato che si è sentito chiamare con il suo nome di battesimo da una voce indistinta. Così abbiamo contattato il sindaco di Graffignano che ci ha dato l’ok alla rilevazione”.

 


Quali strumenti avete utilizzato per la vostra ricerca?
“La nostra è un’indagine scientifica che si avvale di mezzi ultrasofisticati per raccogliere, analizzare e comparare le anomalie riscontrate. In particolare, oggi (ieri, ndr) abbiamo utilizzato telecamere termiche che creano mappature dell’ambiente e in parte rilevano eventuali presenze, fotocamere ad infrarossi ultravioletti con le quali abbiamo realizzato circa 400 scatti che, una volta sviluppati, potrebbero evidenziare la presenza di figure antropomorfe e microfoni panoramici ad alta sensibilità, che captano frequenze non sempre percepibili all’uomo. Infine abbiamo utilizzato un sistema di videosorveglianza fissa che registra eventuali spostamenti di oggetti nel corso della ricerca”.
La vostra associazione è attiva dal 2006, in passato siete già stati nella Tuscia?
“Sì. Abbiamo fatto una rilevazione a Soriano nel Cimino, non ricordo dove, ma senza nessun risultato”.
Nel corso della tua esperienza qual è l’indagine che ti ha maggiormente colpito?
Quelle effettuata in un pozzo in una tenuta di Latina. Calammo i microfoni panoramici e quando li riportammo su registrammo la voce di un bambino che diceva ‘babbo, io sono qua, non mi ammazzare’. A pensarci ancora oggi mi vengono i brividi”.