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Viterbo, terme. parte il ricorso per le vasche di Paliano

Massimiliano Conti
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Tra località Paliano e le Masse di San Sisto continua la guerra dei vent’anni per l’utilizzo dell’acqua termale tra i Balletti e i Belli. L’ultimo atto - ovviamente giudiziario - di ostilità tra le due famiglie di imprenditori viterbesi è il ricorso presentato dalla società Antiche Terme Romane, di proprietà dei Balletti, contro il permesso di costruire in sanatoria rilasciato alla Freetime dal Comune di Viterbo lo scorso anno. E’ dei giorni scorsi l’incarico affidato dall’amministrazione Arena all’avvocato Andrea Genovese a resistere in giudizio. Il contenzioso - uno dei tanti filoni della guerra tra le due società - riguarda la costruzione di alcuni manufatti da parte della Freetime. Vasche di decantazione secondo la società dei Belli, vere e proprie piscine termali secondo la Antiche Terme Romane srl.

 

“Quelle vasche sono state realizzate in modo abusivo- attacca Pierluca Balletti - e non sono sanabili perché i documenti presentati dalla Freetime sono ormai superati, essendo superato il progetto termale adottato dal consiglio comunale di Viterbo nel 2016”.  La storia è lunga e complessa. Da una parte c’è la società Antiche Terme Romane, proprietaria dei terreni su cui sorgono le Masse di San Sisto, un tempo le più frequentate terme libere di Viterbo, gestite dall’omonima associazione e chiuse a inizio 2020 per ordine del giudice Federico Bonato. Quest’ultimo aveva accolto l’istanza della Freetime, titolare della concessione mineraria regionale (15 litri al secondo) in forza di un grande progetto termale da realizzare nella vicina località Paliano. In sostanza, i Belli pretendevano e hanno poi ottenuto dal giudice la chiusura del pozzo delle Masse che utilizzava l’acqua di loro pertinenza.

 

Per la Antiche Terme dei papi, però, la sentenza del giudice presenta un vizio di fondo: la Freetime non avrebbe più diritto alla concessione, o perlomeno non ai 15 litri d’acqua al secondo, essendo venuto meno il progetto originario e anche l’ultimo, quello dimagrito nella parte residenziale del 10%, approvato nel 2016 dopo un travagliato iter decennale. Senonché, a guastare i piani della famiglia Belli, è arrivato, nel 2019, l’ormai famoso vincolo calato dalla Soprintendenza su 1600 ettari di territorio viterbese compreso tra le Masse di San Sisto e il Bullicame. Un’area ritenuta dal Mibact di notevole interesse pubblico. Risultato: il polo termale di Paliano, che avrebbe dovuto dare lavoro a regime a 400 persone, è costretto a un’ulteriore, forte, cura dimagrante. Tanto da ridursi, secondo Pierluca Balletti, a spogliatoi e a qualche altro manufatto a supporto delle sei vasche di decantazione, nel frattempo sanate come piscine: “In definitiva, dal polo termale faraonico siamo passati a una nuova versione delle Terme di San Sisto - continua Balletti -. Se il progetto è questo, la Freetime non ha più diritto ai 15 litri al secondo ma nella migliore delle ipotesi a un quantitativo d’acqua molto inferiore”. Di qui il ricorso al Tar che la Antiche Terme Romane ha presentato per ottenere la decadenza della concessione e contro l’ampliamento ottenuto a suo tempo dalla Freetime, mentre al Comune, come detto, la società di Balletti chiede la concessione della sanatoria degli abusi. Falliti tutti i tentativi di far sedere le due società al tavolo della pace.