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Viterbo, stalking. Accusato di perseguitare moglie e figlia: assolto sessantenne

Valeria Terranova
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Viterbo, è stato assolto con formula piena un sessantenne, residente in provincia, che fu trascinato in tribunale dalla ex moglie e dalla figlia con l’accusa di stalking. Il verdetto finale è arrivato dopo 5 anni dall’inizio della vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto un intero nucleo familiare. Tutto iniziò quando moglie e marito decisero di separarsi dopo circa 30 anni di matrimonio. Successivamente, a seguito di un grave infortunio, all’uomo fu concesso di usufruire di un appartamento proprio accanto a quello dell’ormai ex coniuge. Stando all’impianto accusatorio, il 60enne da quel momento avrebbe messo in atto delle condotte persecutorie ai danni delle due donne, costringendole a cambiare le proprie abitudini di vita, rivolgendo loro minacce di morte e di aggressione, e in particolare alla ex compagna.

 

Di tutt’altro parere, invece, il difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Chiodi, secondo il quale, il sessantenne fu abbandonato a se stesso in un periodo difficile della sua vita, in cui avrebbe avuto bisogno della collaborazione e del sostegno dei familiari con i quali cercava di mettersi in contatto per provvedere ad alcune incombenze di natura economica che riguardavano entrambi. A tale riguardo, nel corso del dibattimento, sono emersi elementi decisivi portati in luce dal lavoro certosino del legale dell’uomo, che negli anni ha prodotto e presentato una consistente documentazione. Inoltre, sono state determinanti le dichiarazioni dei testimoni sentiti in aula durante l’ultima udienza, tra i quali un avvocato che per lungo tempo ha curato gli interessi della coppia, un commercialista che gestiva gli affari finanziari dei due ex coniugi, e altri testi, i quali erano al corrente della situazione e dei trascorsi della famiglia. Tutto ciò ha, dunque, consentito di ricomporre l’intero contesto nel quale si svolsero i fatti contestati all’uomo. Il pm, concludendo la propria requisitoria, ha chiesto che il 60enne venisse assolto per insufficienza di prove a suo carico.

 

Al termine di una lunga camera di consiglio, la sentenza emessa dal giudice Elisabetta Massini ha assolto l’uomo per “non aver commesso il fatto”. La difesa, dopo la lettura del dispositivo, ha espresso la propria soddisfazione in merito all’esito processuale. “È stato un percorso lungo e complicato, soprattutto per il mio assistito, del quale è stata dimostrata la completa estraneità rispetto al reato di cui era stato accusato – ha dichiarato a caldo l’avvocato Chiodi -. Ci siamo spesi molto per riuscire a consegnare documenti e allegati concreti, che hanno permesso ai magistrati di poter cogliere tutte le sfaccettature del caso e di leggerne gli aspetti cruciali. Alla fine la verità è venuta a galla”.