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Viterbo, rapina nella gioielleria Bracci. Confermata la condanna per Ignazio Salone

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La Cassazione conferma la condanna a 8 anni e 8 mesi inflitta a Ignazio Salone per il reato di rapina aggravata a seguito del furto a mano armata commesso alla gioielleria Bracci il 14 marzo del 2018. La Suprema Corte, rigettando il ricorso presentato per la difesa, dichiarandolo “inammissibile”, ha ribadito quanto disposto dalla Corte d’appello a dicembre del 2019.

Intanto, il 48enne è ancora sotto processo a Viterbo insieme ad altri 6 presunti membri di una banda, che misero a segno circa 50 colpi tra centri costieri dell’Alta Tuscia e altre province tra il 2004 e il 2010. Il procedimento, che vede tra gli imputati il 48enne, attualmente recluso nel penitenziario di Frosinone, è stato rinviato recentemente per disguidi burocratici, ma riprenderà il prossimo autunno. Nel febbraio di due anni fa, due uomini e due donne, tutti parenti tra loro, rapinarono la gioielleria Bracci e si diedero alla fuga in macchina imboccando la superstrada, ma furono intercettati dai carabinieri nei pressi dello svincolo in direzione Soriano nel Cimino.

 

I militari della stazione di Vitorchiano tentarono di braccarli, tuttavia i malviventi riuscirono comunque a sfuggire a piedi e poi a bordo di diversi pullman fino a raggiungere Montalto di Castro. Gli inquirenti, tramite rilievi effettuati sull’auto utilizzata per la fuga e poi abbandonata dalla banda, risalirono all’identità dei componenti del gruppo e ad arrestarli il giorno seguente. Nel secondo grado di giudizio fu ridotta a 4 anni la pena per una delle due donne che fecero da palo: si tratta della moglie del cognato del 48enne, Elena Grancea, 23enne d’origine polacca, difesa dall’avvocato Domenico Gorziglia. La donna fu condannata dal gip Francesco Rigato, con rito abbreviato, a novembre 2018 in primo grado a 5 anni e 4 mesi. Stefan Grancea, ventenne romeno, cognato di Ignazio Salone, nonché compagno della coetanea polacca, fu condannato con rito ordinario a 11 anni e mezzo a marzo 2019.