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Lazio, concorsi truccati alle Asl. Ghera (FdI): "Il sistema è da riformare"

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Hanno preso il via in maniera del tutto accidentale le indagini sui concorsi indetti tra il 2019 e il 2020 e svolti in forma aggregata tra le Asl di Frosinone, Latina, Viterbo e Roma 3, con la Asl di Latina nel ruolo di capofila.  Come rivela il quotidiano Latina Oggi, l’utenza telefonica di uno dei due dirigenti della Asl pontina arrestati, Claudio Rainone (l’altro è Mario Graziano Esposito), venne infatti intercettata casualmente nell’ambito di un’indagine della Dda avviata nel 2019 su una famiglia nomade di Latina, ovvero sulla figura di un uomo impiegato presso l’ospedale di Santa Maria Goretti per conto di una ditta esterna.

 

Dall’ascolto di alcune conversazioni di Rainone gli inquirenti si imbatterono nel primo concorso (23 posti da collaboratore amministrativo), scoprendo i favori ad alcuni candidati con i quali venivano concordate le domande che la commissione avrebbe sottoposto loro in sede d’esame.  Curioso (e infatti adesso in molti ambienti ci si interroga sul perché) il fatto che il nuovo direttore generale della Asl di Latina, Silvia Cavalli, alla fine dello scorso mese di aprile, quando era ormai diventata di dominio pubblico l’esistenza dell’indagine della Finanza, non abbia annullato anche questo concorso, limitandosi invece a bloccare le procedure solo del secondo, quello da 70 posti di assistente amministrativo. Relativamente al quale, iniziato due mesi dopo la conclusione dell’altro, non esisterebbero intercettazioni a carico di Claudio Rainone

 

Certo è che, come sostiene il consigliere di FdI Fabrizio Ghera, “entrambi i concorsi rappresentano una pagina buia” su cui ci si augura che “venga fatta luce sino in fondo”. “Sulle anomalie - aggiunge Ghera - già nell’aprile scorso avevo chiesto di effettuare i necessari accertamenti con una interrogazione al presidente Zingaretti e all’assessore d’Amato. La vicenda culminata con gli arresti dei due dirigenti della Asl pontina, sembra confermare la sospetta tendenza nel Lazio a non garantire misure volte ad assicurare la massima trasparenza e correttezza delle procedure concorsuali, come attestano altre inchieste giudiziarie in atto, da quella sulla direttrice della direzione regionale rifiuti alla concorsopoli partita da Allumiere. Ritengo - conclude il consigliere - che sia improcrastinabile l’esigenza di capire se, come appare, esista effettivamente un apparato di gestione della cosa pubblica finalizzata al tornaconto individuale. Indipendentemente dal lavoro della magistratura è la politica che deve estirpare eventuali focolai di nepotismo e corruzione all’interno delle istituzioni. Anche per questo il gruppo di FdI si è battuto in Consiglio regionale ed ha ottenuto l’istituzione di una commissione trasparenza che, oltre ad indagare sulle situazioni oscure che stanno emergendo, avrà la funzione di vigilare sul corretto utilizzo dei poteri istituzionali”.