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Viterbo, "Sono pronto a lasciare la Lega". Fusco gela i salviniani della Tuscia

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Sarà martedì il giorno del redde rationem in casa leghista. Il sottosegretario al Mef e numero uno regionale del partito, Claudio Durigon, ha convocato lo stato maggiore viterbese a Roma, compreso il fuoriuscito sindaco di Tarquinia nonché coordinatore provinciale Alessandro Giulivi. Due al momento le opzioni sul tavolo: o si ricuce oppure lo strappo compiuto giovedì scorso dalla falange tarquiniese è destinato ad allargasi con abbandoni ancora più clamorosi, non escluso quello dello stesso senatùr Umberto Fusco, plenipotenziario dei salviniani viterbesi e fedelissimo del Capitano. Fino a martedì dunque resterà congelata la soluzione del caso Contardo a Palazzo dei Priori, nonostante ieri il sindaco Arena auspicava di chiudere la questione già domani: difficilmente il nome del sostituto dell’ex vicesindaco - che ieri si è scoperto essere stato intercettato due anni fa nientemeno che dalla Dia – verrà fatto prima del vertice romano, al quale potrebbe partecipare anche lo stesso Salvini. Quest’ultimo è stato coinvolto nelle vicende viterbesi da una lettera di un gruppo di dirigenti locali in rivolta contro la decisione dei vertici provinciali di affiancare i coordinatori dei comuni con più di 8 mila abitanti (Vetralla, Orte, Montefiascone) nelle scelte dei candidati alle prossime amministrative.

 

Ma andiamo con ordine: “Tutti siamo utili, nessuno è indispensabile – confida Fusco al Corriere -. Se martedì i miei superiori mi diranno che ho sbagliato, che non sono in grado di guidare un partito in cui milito da 12 anni, allora mi farò da parte. Come militare sono abituato ad obbedire. Certo, la mia esperienza nella Lega, alla quale ho l’orgoglio di appartenere, finirebbe un minuto dopo. Mi sento assolutamente sereno: la politica per me è una missione, non è occupare una poltrona. E se si chiude una porta, magari ce n’è un’altra che si apre. Nulla è da escludere”. Le dichiarazioni del senatore, che mercoledì, all’indomani dell’incontro a Roma, parlerà in conferenza stampa, sono il termometro di quanto il clima dentro la Lega sia infuocato. A surriscaldarlo ieri, sabato 22 maggio,  c'è stata anche la notizia, diffusa da un quotidiano romano, che l’ormai ex vicesindaco Contardo nel 2018 fu intercettato dagli agenti della Direzione investigativa antimafia mentre era in auto con un dipendente di una multinazionale della difesa, nel cui telefonino era installato un trojan. I due erano diretti a Campi Bisenzio, dove ha sede una società che doveva fornire alla polizia locale di Viterbo un sistema radio. L’inchiesta della Dia è quella relativa ai rapporti dell’ex sottosegretario leghista Armando Siri con l’imprenditore Paolo Arata, re dell’eolico in Sicilia. Per Siri a dicembre è stato chiesto il rinvio a giudizio per corruzione. 

 

Contardo – che non è indagato, come la moglie e consigliera Ombretta Perlorca si è preoccupata di far sapere diffondendo il certificato penale del marito sulla chat di maggioranza – durante il viaggio avrebbe parlato con il suo interlocutore dell’arrivo nella Tuscia di Siri e anche dell’aeroporto di Viterbo. Niente di penalmente rilevante. Ma che le ragioni del siluramento dell’ex vicesindaco da parte della Lega siano da ricondurre ad altro, piuttosto che allo sfalcio dell'erba o a questioni di posizionamenti interni al partito, iniziano a sospettarlo in molti.