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Viterbo, Lega nel caos dopo le dimissioni di Giulivi. Lettera a Salvini contro i vertici locali

Massimiliano Conti 
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Si complica la soluzione del caso Contardo al Comune di Viterbo per effetto dei conflitti esplosi dentro la Lega, anche a seguito della stessa decisione di far fuori il vicesindaco e assessore al bilancio. Le dimissioni da coordinatore provinciale e dal partito del sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi, insieme a quelle di tutti gli assessori e i consiglieri eletti con Lega nella cittadina tirrenica, hanno spiazzato i salviniani. Da parte dei notabili del partito, a cominciare dal senatore Umberto Fusco, ancora ieri, venerdì 21 maggio, si sosteneva che la sostituzione di Contardo nella giunta viterbese sarebbe stata questione di ore. Entro oggi, o lunedì mattina nella peggiore delle ipotesi, il sindaco Arena dovrebbe avere il nome del nuovo assessore, del quale finora si è tracciato solo l’identikit: esperto di conti, non viterbese, con studio a Roma. Ma intanto in queste ore le linee telefoniche tra i salviniani viterbesi e i referenti nazionali sono incandescenti, così come è incandescente il clima nel partito. 

 

Nella lettera di addio, Giulivi ha parlato di una Lega che avrebbe tradito quegli ideali e quei valori in cui il sindaco tarquiniese inizialmente si era riconosciuto: “Ragionare da partito politico a mio avviso non significa avere piccole sentinelle pronte a spaccare e far nascere malumori ma creare cerniere e ponti per unire i territori, persone, idee, per crescere e diventare più forti, più uniti”, ha scritto il dimissionario coordinatore provinciale.  Tra i motivi che avrebbero indotto Giulivi allo strappo ci sarebbe anche una lettera che un gruppo di esponenti leghisti di vari comuni ha scritto al numero uno nazionale Matteo Salvini per lamentare la decisione di affiancare i coordinatori locali dei comuni con più di 8 mila abitanti (Vetralla, Orte e Montefiascone) nelle scelte dei candidati alle prossime amministrative. Una decisione annunciata dai coordinatori provinciali durante una riunione al ristorante Felicetta rimasta sullo stomaco ad alcuni dei 25 presenti, dai quali è stata vissuta come una sorta di commissariamento.

 

Una decisione, che nelle intenzioni dei vertici viterbesi, avrebbe dovuto dettare una linea unitaria evitando ai dirigenti locali di andare in ordine sparso, considerando pure il fatto che il Carroccio viterbese, esploso elettoralmente solo in tempi recenti, negli ultimi anni ha imbarcato molti esponenti di altri partiti, a cominciare da quello di Forza Italia. Il rischio che tra i nuovi arrivati possa nascondersi qualche “infiltrato” che lavori per il re di Prussia in questi casi c’è sempre. 
Si sa che la lettera dei malpancisti è stata spedita a Salvini ma, a quanto pare, fino a ieri non ci sarebbe stata risposta da parte dell’ex ministro dell’Interno.