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Viterbo Covid, oltre 42 mila gli anziani vaccinati. Raggiunto il 95% degli over 80

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Daniela Venanzi
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E’ la corsa a riprendersi la libertà, quella che fa smaniare per arrivare a farsi il vaccino. La voglia di riappropriarsi della propria vita, di spostarsi, di viaggiare, di tornare a riabbracciare i parenti anziani. Prima la lotta si è consumata tra le categorie privilegiate che si sono contese a suon di proteste la prima dose del vaccino, e ora è arrivata quella dell’età, a cui si aggiungono anche le giornate di open day, andate a ruba in poche ore e a cui mirano molti quarantenni e pure trentenni. Il Lazio è forte nella campagna vaccinale, e le adesioni hanno registrato balzi in avanti in più occasioni. Viterbo, da parte sua, ha raggiunto notevoli risultati. Basti considerare ad esempio che gli over 80 sono coperti per il 95% e gli over 60 (nella fascia 60-69 anni) contano 15 mila vaccinati (74%).

 

Due dati emblematici, non c’è che dire. A stupire, però, rimane un altro dato, quello già evidente a livello nazionale. Che fino hanno fatto quelli non ancora vaccinati? Tra gli over 80, che in teoria avrebbero già dovuto aver ricevuto anche la seconda dose, c’è un 5% (ovvero quasi 800 persone) che non è pervenuto. Stesso discorso per la fascia di età 70-79 anni. In questo caso, su un totale di 33.488 persone, i vaccinati sono 20.143, ovvero il 60,15%: vuol dire che quasi il 40% delle persone manca all’appello. E’ vero che il portale Lazio Salute informa che per quanto concerne la Tuscia ci sono 98.215 persone prenotate e che a livello di provincia i vaccinati sono 138.042, ma coloro che, almeno al momento, sono fuori dai radar, sono ancora molti. Tra queste persone c’è anche chi ha già deciso che il vaccino non lo farà: “Io non ci penso proprio - dice Sabrina S., una estetista della provincia -. Né io né i miei genitori faremo il vaccino. Troppi rischi, troppe incognite, stiamo bene, non abbiamo mai avuto problemi e abbiamo deciso di non vaccinarci”. E poi c’è chi, come Luca, avendo visto il padre andare in terapia intensiva, sta facendo di tutto per potersi prenotare. Insomma, la rincorsa è in atto, così come la fuga, anche se scelta da pochissime persone.

 

Per quanto concerne coloro che mancano ancora all’appello, secondo la Asl è prematuro trarre conclusioni: “Per conoscere le reali percentuali di questa quota bisogna attendere la fine della campagna vaccinale”. Intanto, l’assessore regionale alla Salute, Alessio D’Amato, evidenzia: “Tutti gli indicatori sono in calo, questo è un segnale importante, significa che la campagna vaccinale sta dando risultati ed è necessario che tutti coloro che rientrano nelle fasce d’età si prenotino per vaccinarsi, o che approfittino degli open day. L’indice Rt è in calo e si stima che si attesti a 0.8, in calo sono anche i tassi di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica, entrambi sottosoglia. Calano il numero dei focolai che passano da 236 a 165. Ora abbiamo necessità di avere certezza delle consegne dei vaccini a giugno e di ampliare la rete con i medici di medicina e le farmacie”.