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Viterbo, Paolo Gianlorenzo verso la prescrizione. Tempo scaduto per il processo alla macchina del fango

Massimiliano Conti
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Finirà sotto la mannaia della prescrizione il processo al giornalista Paolo Gianlorenzo, ex direttore del quotidiano L’Opinione di Viterbo, accusato in concorso con l’ex assessora regionale all’agricoltura Angela Birindelli, di aver orchestrato una “macchina del fango” contro l’attuale senatore di Forza Italia e sottosegretario all’agricoltura Francesco Battistoni. Per l’avvocato Carlo Taormina, difensore di Gianlorenzo insieme a Fausto Barili, la sorte del procedimento giudiziario è praticamente segnata, a maggior ragione dopo che l’udienza di ieri mattina, 12 maggio, è stata rinviata all’8 settembre (una data quasi simbolica) a causa dell’incompatibilità del dottor Francesco Rigato, nominato giudice a latere in sostituzione di Giacomo Autizi, trasferito a sua volta all’ufficio per le indagini preliminari. 

 

Oltre a Gianlorenzo e alla Birindelli, il processo conta altri sei imputati: la giornalista Viviana Tartaglini, all’epoca collaboratrice di Gianlorenzo; l'imprenditore ed ex presidente della Viterbese calcio Giuseppe Fiaschetti; l’impiegato dell’Agenzia delle entrate Luciano Rossini; l’ex dipendente della Asl Sara Bracoloni; l’ex direttore dell’assessorato all’agricoltura Roberto Ottaviani e l’ex commissario straordinario dell’Arsial Erder Mazzocchi. Le accuse, a vario titolo, sono di tentata estorsione, tentata concussione, corruzione, minacce, peculato, abuso d’ufficio, appropriazione indebita, rivelazione di segreti d’ufficio, soppressione di atti, sostituzione di persona e detenzione di arma. Il filone del processo che ha imboccato il binario morto è per il momento quello, appunto, della macchina del fango contro Battistoni. 
I fatti risalgono al periodo in cui Gianlorenzo dirigeva l’Opinione e Battistoni sedeva in consiglio regionale dopo aver lasciato il posto di assessore all'agricoltura, in forza delle quote rosa, all’ingegnera di Bolsena Angela Birindelli. Era l’epoca in cui in via Cristoforo Colombo regnava Renata Polverini, che ieri mattina era presente in aula insieme agli altri ultimi quattro testimoni ancora da ascoltare. L'inchiesta, denominata “IV Potere”, dove il quarto potere è appunto quello della stampa, e condotta dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, si era chiusa nella primavera del 2012. 

 

Cinque le parti civili: oltre al sottosegretario Battistoni, l'imprenditore e sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli (anche lui, come Fiaschetti, ex patron della Viterbese), l’ex redattore dell’Opinione Daniele Camilli, la Regione Lazio e Antonio Riccardi, presunto prestanome di Giuseppe Ciarrapico, ex editore di Gianlorenzo all’epoca del quotidiano Viterbo Oggi.  Secondo l’accusa, Gianlorenzo, d’intesa con la Birindelli, avrebbe tentato di screditare l’immagine di Battistoni con una violenta campagna di stampa. “Non fui ricandidato alla Regione come consigliere uscente - aveva raccontato l'attuale senatore durante l’udienza del 23 aprile 2019 – ma alle successive politiche senza la possibilità di essere eletto. Fui talmente screditato politicamente che all’interno dell’allora Pdl non ero più visto di buon occhio”.  L’udienza, come detto, è stata rinviata all’8 settembre per l'incompatibilità di Rigato, che si era già occupato dell’inchiesta nella fase preliminare. Sarà ora compito del presidente del tribunale, a cui sono stati rinviati gli atti, individuare un altro magistrato da affiancare alla presidente della terna, Silvia Mattei, e dell'altro giudice a latere Elisabetta Massini. L’avvocato Taormina annuncia che probabilmente Paolo Gianlorenzo rinuncerà alla prescrizione: “Vogliamo arrivare alla sentenza, convinti che il mio assistito sarà assolto da queste accuse”.