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Lazio, per il vaccino anti Covid Pfizer il richiamo passa a 35 giorni. Slittano gli appuntamenti

Massimiliano Conti
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Si allungano nel Lazio i tempi dei richiami per coloro che si sono vaccinati o si vaccineranno con Pfizer. Da 21 giorni si passerà a 35 giorni. Lo ha deciso la Regione Lazio accogliendo per prima le raccomandazioni espresse dal Comitato tecnico scientifico allo scopo di ampliare la copertura vaccinale della popolazione, tuttora sottoposta alle fluttuazioni degli approvvigionamenti. Fino al 17 tutto resterà inalterato: chi ha già fissato un appuntamento per il richiamo questa settimana verrà regolarmente immunizzato con la seconda dose. Da lunedì invece scatteranno gli slittamenti.

 

“Tutti gli interessati verranno avvisati in anticipo via sms - spiega l'unità di crisi Covid della Regione Lazio - e l’allungamento consentirà un aumento della platea delle prime dosi del vaccino Pfizer a partire già dal mese in corso, ovvero determinando un aumento della copertura della popolazione. Nessuna modifica invece, al momento, per tutti gli altri vaccini”.

 

A titolo esemplificativo, chi doveva fare il richiamo Pfizer il 17 maggio lo farà sempre nello stesso luogo e alla stessa ora il 31 maggio, e così a seguire. Lo slittamento comporterà sicuramente qualche disagio a chi aveva organizzato i propri impegni, lavorativi e non, in previsione della seconda dose e che ora invece dovrà riprogrammarsi. Ma tant'è. Restano anche qualche perplessità su come i tempi dei richiami indicati dal “bugiardino” Pfizer possano essere improvvisamente dilatati sulla base delle necessità che, come noto, fanno virtù. Ma d'altra parte tutti ricordiamo come, all'inizio della pandemia, la carenza di mascherine, chirurgiche e non, avesse indotto la Protezione civile, con il beneplacito della comunità scientifica, a decretarne l'inutilità. Il Cts stesso ha spiegato come un richiamo ritardato non avrebbe conseguenze sull'efficacia della risposta immunitaria del paziente, ricordando altresì come la prima dose del vaccino Pfizer conferisca già una efficace protezione dalla Covid in forma grave nell'80% dei casi.  Intanto, nel Lazio scoppia il caso dei pazienti allergici lasciati senza vaccino, dopo l'odissea capitata a un'impiegata nella scuola. A sollevarlo Raffaele Trano (L’alternativa C’è), membro della Commissione bilancio alla Camera, che chiama in causa l'assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato: “Il 20 aprile scorso l’Asl di Frosinone – dice Trano - ha proposto alla donna il vaccino Pfizer al posto di AstraZeneca invitandola a recarsi a Ceprano. Tre giorni dopo, presso la casa della salute di Ceprano, è stato comunicato all’impiegata che la vaccinazione, essendo un soggetto allergico, non era possibile in quel luogo e che la somministrazione andava effettuata in un ambiente protetto, in un ospedale, aggiungendole che altre persone erano nella sua stessa situazione. Una volta a Cassino all’impiegata è stato infine detto che per i vaccini agli allergici era necessario attivare un protocollo ministeriale e che avrebbe dovuto attendere. Da allora nulla. Mi chiedo quanti cittadini si trovino nella stessa situazione, come sia possibile che a distanza di oltre un anno dall’inizio dell’emergenza coronavirus nel Lazio vi sia ancora una tale approssimazione”.