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Viterbo, protesta dei ristoranti. Paolo Bianchini: "Apro al chiuso poi contesto la multa"

Massimiliano Conti 
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Sabato il maltempo lo ha costretto a tenere chiusi i battenti, ma domani sera, se dovesse ancora piovere, Paolo Bianchini, titolare dell’Osteria del Vecchio orologio e presidente nazionale del Movimento imprese ospitalità (Mio), è pronto a infrangere la legge e ad accogliere i clienti del suo ristorante al chiuso. “Preferisco prendere un verbale da 400 euro e poi contestarlo, che rinunciare ancora una volta agli incassi”, annuncia l’imprenditore viterbese che, dati dell’Istituto superiore di sanità alla mano, parla di “scelte ideologiche” da parte del governo. 

 

Intanto, martedì sera, al grido di “basta coprifuoco”, Fratelli d’Italia e il suo Fronte della Gioventù nazionale hanno dato vita a un corteo di protesta nei quartieri medievali (e della movida) del capoluogo: “Il coprifuoco alle 22 - afferma il deputato Mauro Rotelli - è una misura liberticida, non più accettabile, ancora meno in una provincia che non ha mai avuto numeri da zona rossa”. Si tratta della stessa posizione di Bianchini che non a caso, prima di abbandonare l’attività politica per dedicarsi a tempo pieno al suo movimento, è stato capogruppo dei meloniani in consiglio comunale. “Ho deciso di riaprire solo nel weekend - spiega il ristoratore - perché durante la settimana a Viterbo non gira un’anima. Ma da venerdì non lascerò più che un eventuale acquazzone fermi un’attività che a regime dà lavoro a nove persone. Se i vigili verranno a multarmi vorrà dire che contesterò il verbale. I presupposti ci sono tutti”. 

 


I presupposti di Bianchini si basano sui dati di Epicentro, il portale di epidemiologia dell’Iss. “Da inizio pandemia in Italia, su 121.177 vittime totali, solo 4.419, ovvero il 3,7%, avevano meno di 60 anni. Perché rimandare le riaperture e non applicare da subito il protocollo delle Regioni, se il tasso di mortalità degli under 60 è inferiore a quello della classica influenza?”, dice l’imprenditore, secondo cui “chi ha gestito finora, e male, la pandemia e le vaccinazioni compie scelte strampalate dettate unicamente da una visione ideologica”.
“Non si rendono conto - aggiunge Bianchini - che riaprire all’aperto per uno o due giorni ha dei costi. Richiamare gente che è in cassa integrazione ha un costo. Riorganizzare il lavoro ha un costo”. Ma quanti ristoratori viterbesi sono pronti a seguire Bianchini nella ribellione? “Questo non lo so”. Infine, se plaude alla bozza del decreto Sostegni bis, il ristoratore contesta “taglio al fondo perduto per il comparto dell’ospitalità a tavola. Dai 20 miliardi iniziali, su 40 totali previsti, si è scesi a 11 e rotti”.