Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Viterbo, minaccia di morte moglie e figlia. La testimonianza in tribunale: "Voleva strangolarmi"

Valeria Terranova
  • a
  • a
  • a

“Quello che facevo per i nostri figli a lui non andava bene. Diceva che concedevo loro troppa libertà e non voleva che nostra figlia adolescente andasse in discoteca. Per il loro bene ho sempre taciuto e cercavo di non rispondere e di calmarlo, ma quando beveva perdeva il controllo. In passato lo spronai anche a curare la sua dipendenza dall’alcol ma fu tutto inutile”.

 

Questo il racconto, in aula, di una 43enne, originaria dello Sri Lanka, che ha deciso di trascinare in Tribunale il marito, connazionale, attualmente sottoposto a un divieto di avvicinamento alla casa familiare. “Gli episodi che ho denunciato risalgono soprattutto al settembre del 2019. Una notte rientrò ubriaco e disse a me e ai miei figli che ci avrebbe tagliato la gola mentre dormivamo e che ci avrebbe fatto a pezzettini. Un’altra volta tentò di strangolarmi nel sonno. In un’altra occasione ha cercato di sfondare la porta della camera da letto nella quale ci eravamo rinchiusi. Io cercavo sempre di calmarlo e di evitare litigi. Non ho avuto l’opportunità di confidarmi con i miei genitori, perché mio padre non voleva che lo sposassi e che mi trasferissi in Italia nel 2007. Io volevo solo una vita tranquilla: lavorare e pensare ai miei figli”, ha continuato la donna, rivelando di aver scoperto nello stesso periodo che il marito, in realtà, nel tempo si era costruito una doppia vita.

 

“Lui aveva una relazione con un’altra donna dalla quale aveva avuto un figlio. Così, quando gli chiesi il divorzio, lui andò su tutte le furie. Non voleva ci separassimo. Pensava che io fossi di sua proprietà” ha proseguito la donna. Successivamente è stato sentito uno degli operanti che intervenne il 28 settembre in seguito alla chiamata al numero di emergenza effettuata dalla figlia della coppia. “Quando siamo arrivati abbiamo trovato la signora e la ragazzina molto scosse, ci hanno riferito che l’imputato aveva tentato di introdursi nell’abitazione - ha raccontato un carabiniere -. Abbiamo ritenuto opportuno contattare il 118 notando il vistoso malessere della donna che non presentava lesioni, ma era in uno stato di forte agitazione. Una volta sopraggiunta l’ambulanza abbiamo perlustrato la zona. Malgrado le ricerche non siamo riusciti a trovarlo”. Nel corso della prossima udienza, del 16 novembre, l’uomo avrà modo di raccontare la propria verità.