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Viterbo, cane ucciso a colpi di balestra. Il pm ricorre di Appello contro l'assoluzione del militare

Valeria Terranova
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Viterbo, la Procura ha presentato il ricorso in appello contro la sentenza di assoluzione emessa a gennaio dal Tribunale, nei confronti dell’ex militare 49enne di Fabrica di Roma, accusato di aver ucciso con una balestra il cane dei vicini di casa, un pastore maremmano di nome Nuvola, il 26 maggio del 2013. A dicembre scorso risale l’istanza di condanna avanzata dalla pm Paola Conti. 

 

La pubblica accusa in quell’occasione, dopo aver ricostruito la vicenda attraverso le dichiarazioni dei testimoni e le relazioni presentate dai consulenti in più di sette anni, aveva chiesto che l’imputato venisse condannato a un anno e mezzo di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 800 euro.  Secondo il pubblico ministero, infatti, il militare si sarebbe introdotto nella proprietà dei vicini, i quali erano soliti ospitare spesso anche altri cani, scavalcando la recinzione, con l’obiettivo di uccidere il cane. Una volta trovato il bersaglio, lo avrebbe colpito con una sfilza di dardi, scagliati da una balestra, che avrebbero raggiunto e perforato l’addome di Nuvola, provocando la fuoriuscita delle viscere e causando una lunga agonia e la conseguente morte dell’animale, mentre stava riposando acciambellato nella sua cuccia.  Nuvola era ancora in quella posizione quando venne rinvenuto nelle ore seguenti in una pozza di sangue, ormai priva di vita. 

 

 

“Che l’imputato possedesse una balestra è un elemento oggettivo su cui non si può discutere – ha tuonato in aula il 7 gennaio il pm nel corso della requisitoria-. Da alcune testimonianze, è stato possibile venire a conoscenza del fatto che il proprietario dell’animale consegnò loro delle lame di forma quadrangolare, ritrovate in una grata di un canale scolo prospicente al garage. Un’altra lama, invece, venne rinvenuta a ridosso del muro di cinta che delimitava l’abitazione delle parti offese e quella dell’imputato. Queste punte acuminate furono identificate come porzioni delle frecce utilizzate, appunto, per le balestre. Le loro composizioni sono compatibili con i riscontri emersi dall’esito dell’esame autoptico effettuato sul cadavere del cane. Siamo in presenza di una persona che non è entrata per commettere un furto, ma si è introdotta intenzionalmente per uccidere Nuvola. Io ritengo - ha concluso il pm -, che ci sia solo una risposta a questa domanda e si tratta dell’imputato, a cui l’abbaio dei cani dava fastidio”.  Il giudice Giacomo Autizi, al termine della camera di consiglio, ha assolto il 49enne dalle accuse, ma la Procura non arretra nonostante la prescrizione sia vicina