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Viterbo, bar chiude per protesta. "Non posso mettere i tavoli vicino alla Prefettura"

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Daniela Venanzi
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Resta chiuso il caffè San Leonardo, bar storico all’inizio di via San Lorenzo. Sono vent’anni che Marco Bernini e suo fratello gestiscono il locale, punto di riferimento dei numerosi uffici comunali della zona, della prefettura, dei negozi adiacenti, e anche di chi in quel pezzo fascinoso del centro storico di Viterbo ci vive. Una vita a programmare, progettare e costruire rapporti con i propri clienti... e poi, ecco l’arrivo del Covid. Una storia uguale a quella di tante altre, quella del bar San Leonardo, consumata durante la pandemia e con l’ultimo decreto, rimasta al palo. Marco Bernini che di tazzine di caffè a dipendenti comunali, dirigenti e spesso anche ai vari sindaci che si sono succeduti negli anni le ha servite in quantità considerevoli, dopo il provvedimento del governo Draghi, ha preso una decisione drastica, quella, appunto, di restare chiuso.

 

Una sorta di protesta in solitaria su Viterbo, essendo l’unico ad aver assunto questa scelta nella città. Non proprio un bel modo per festeggiare in questo mese di aprile i vent’anni di attività: “Sì, - spiega Marco – E’ una forma di disapprovazione, contro il Governo, quella della saracinesca abbassata. Di fatto, il decreto mi impedisce di poter mettere tavoli esterni per via della vicinanza con la prefettura, dalla quale per motivi di sicurezza dobbiamo mantenere una distanza di legge. Inoltre l’attività si trova lungo una strada a scorrimento dove devono poter passare mezzi e autoambulanze. Insomma, a noi che abbiamo solo la possibilità di servire al chiuso questo provvedimento ci pare profondamente ingiusto”.

 


 

Perché nessuno ha seguito la vostra stessa decisione?
“Non lo so sinceramente. Conosco alcuni colleghi, parlo di chi non ha spazi esterni, che magari hanno deciso di riaprire, forse con orari limitati per poter servire con l’asporto”.
E voi perché non lo fate?
“Non lo abbiamo fatto perché restare aperti solo per qualche tazzina di caffè, con le macchinette automatiche nelle vicinanze, con lo smart working degli uffici che lavorano al 50%, e con quelli che invece lo spazio esterno ce l’hanno, sarebbe più la spesa che l’impresa”.
E nel frattempo?
“Nel frattempo le bollette arrivano, l’ultima, stando chiusi, di 600 euro, l’affitto corre lo stesso, non ho visto nessun bonus, e il fatturato è crollato del 90%”.
Come fate a vivere?
“Con i risparmi di una vita”. Insomma un compleanno un po’ triste questo dei vent’anni. “E invece no, perché nonostante tutto abbiamo voluto festeggiare. Noi ci crediamo nel nostro lavoro. I nostri sacrifici hanno un valore. E infatti, abbiamo deciso di mettere in vari punti della città dei cartelloni pubblicitari, con l’immagine del nostro bar e il nostro nome. Insomma, ci siamo, ritorneremo e ci riprenderemo il nostro lavoro”.