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Viterbo, usura e minacce ai piccoli imprenditori. Le indagini si allargano a tutta la Tuscia

B. M.
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L’arresto di cinque persone (di cui due ai domiciliari) non ha messo la parola fine all’indagine dei carabinieri su un giro di usura, iniziata con la denuncia di due imprenditori. Gli inquirenti cercano infatti di capire se ci sono altre vittime e soprattutto, nel caso ci fossero, se siano disposte a uscire allo scoperto e denunciare. Il tenente colonnello Marcello Egidio, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo, spiega: “Le indagini proseguono a 360 gradi in tutta la Tuscia, per capire se ci sono altre persone finite in questo giro”.

Un giro infernale in cui una coppia viterbese, imprenditori nel campo della ristorazione e della vendita di prodotti ittici, sono finiti per far fronte ai problemi economici causati in parte anche dalla pandemia. Interessi da capogiro: “Arrivavano fino al 250%”, ha precisato il procuratore capo Auriemma nel corso di una conferenza stampa convocata lunedì dopo gli arresti. In manette sono finite, come detto, cinque persone: un uomo e una donna di Viterbo e un uomo di Soriano, mentre per un altro uomo di Castel Giorgio e un albanese residente a Terni sono scattati gli arresti domiciliari.  Secondo le indagini l’imprenditore, per fare fronte alle gravi difficoltà economiche, derivanti non solo da vicende aziendali negative ma anche da problemi personali, si era rivolto ad alcune persone alle quali aveva chiesto di finanziare alcune sue iniziative imprenditoriali per le quali si ipotizzavano lauti guadagni. 

 

Queste persone, mettendosi insieme tra loro, avrebbero prestato diverse somme di denaro alla presunta vittima pretendendone la restituzione maggiorata di interessi esorbitanti. Resta dunque da capire se questo sistema sia stato utilizzato anche in passato per “aiutare” altri imprenditori in difficoltà.  E’ questo che si dovrà capire ora grazie alle indagini. Per le due vittime che hanno deciso di parlare, la situazione era diventata insostenibile: per un prestito di 45.000 euro, in sette giorni l’usurato ha dovuto restituire ben 60.000 euro, oppure per un altro prestito di 90.000, nel giro di poche settimane è stata intimata la corresponsione di oltre 230.000 euro.  E se i soldi non arrivavano, scattavano, secondo il racconto dei due imprenditori che si sono affidati all’avvocato Giovanni Labate, rappresaglie di vario genere. Intimidazioni, minacce di morte, aggressioni fisiche, il furto di una Mercedes di grossa cilindrata e un tentativo di aggressione fisica, risalente a gennaio, che i militari dell’Arma sono riusciti a neutralizzare.