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Viterbo, acqua. I sindaci votano l'ingresso dei privati in Talete

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Per sapere il verso che prenderà il destino di Talete non resta che attendere l’esito dell’assemblea dei sindaci-soci (ammesso che non vada deserta) fissata per stamattina, lunedì 26 aprile,  a Palazzo Gentili con all’ordine del giorno la vendita del 40% delle quote. Non mancheranno scontri dato che, accanto ai sindaci favorevoli all’ingresso dei privati (la maggior parte e tra loro anche Giovanni Arena per Viterbo), molti altri amministratori comunali spingono perché ciò non accada.

 

 

Nel frattempo, è confermato che scenderanno in piazza i comitati per l’acqua pubblica, a cui è stato impedito di partecipare ai lavori. Alle 11 manifesteranno sotto la sede della Provincia. Gravissima, fa notare “Non ce la beviamo”, la decisione di tenere fuori dalla porta i rappresentanti degli utenti”, laddove, “al punto 4.2 della Carta dei servizi di Talete, si legge che, “al fine di assicurare un governo democratico alla gestione del servizio idrico integrato, deve essere garantita la partecipazione dell’utente”. Tutto ciò accade “come se la gestione dell’acqua fosse un affare privato e non un servizio pubblico sottoposto a specifiche disposizioni di legge”. 
Di sicuro, come successo già nelle ultime assemblee, neanche ai giornalisti sarà data la possibilità di assistere al dibattito, fatto anche questo grave, sintomatico di una carenza di trasparenza che la dice lunga sul clima di lunghi coltelli che si registra all’interno della compagine societaria. Staremo a vedere cosa accadrà oggi.

 

Da parte sua, “Non ce la beviamo” giudica quello odierno “l’ennesimo, volgare tentativo di forzare la mano in barba alla volontà popolare, espressa in maniera netta anche dai cittadini della provincia di Viterbo col referendum del 2011”. E ancora: “L’obiettivo di far entrare i privati risulta ancor più odioso perché avviene in un momento in cui sempre più inchieste, giornalistiche e giudiziarie, e il costante lavoro dei comitati per la difesa dell’acqua quale bene comune pubblico, stanno mettono in luce gigantesche negligenze e gravi ingiustizie dentro Talete”. La proposta alternativa dei comitati è di avviare l’iter per la trasformazione di Talete da società per azioni (quindi soggetto di diritto privato) in azienda speciale, una “possibilità prevista dall’articolo 114 del Testo unico degli enti locali”.  In questo contesto si inserisce infine l’annuncio dell’assessore regionale Roberta Lombardi di voler finanziare, come Regione, il potenziamento dei dearsenificatori, le cui spese di manutenzione in questi anni sono state il vero motivo dei debiti accumulati da Talete. Netta al riguardo la posizione di Fare Verde: “Costano troppo. I soldi pubblici siano investiti invece nella ricerca di nuove fonti prive di arsenico, nella sostituzione delle condutture e nei depuratori. Basti pensare che a Tarquinia l’acqua sorgiva finisce nelle fogne”.