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Viterbo, acqua contaminata. In arrivo i nuovi dearsenificatori, ma scoppia la polemica

Massimiliano Conti
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Doveva essere la miscelazione delle acque, la “soluzione finale” del problema arsenico in provincia, e invece il governo regionale, dopo aver imbarcato i “traghettatori” ecologici a 5S, intende perseverare, a questo punto diabolicamente, con i costosissimi dearsenificatori.
E’ quanto ha anticipato la neo assessora regionale alla transizione ecologica, la pentastellata Roberta Lombardi, durante un incontro in videoconferenza con i sindacati Cgil, Cisl e Uil. E subito nella Tuscia esplode la polemica, con Forza Italia che parla di scelta anacronistica ed onerosa, paventando un nuovo aumento delle bollette per coprire gli enormi costi degli impianti. Il tutto alla vigilia dell’assemblea dei soci di Talete, in programma domani, che dovrà votare il via libera all’ingresso di un partner privato - probabilmente Acea – nella società idrica con il 40% delle quote. E se c’è una voce, oltre alla morosità, che in questi anni ha contribuito al “profondo rosso” dei bilanci della spa è proprio quella relativa alla manutenzione dei potabilizzatori: circa 9 milioni di euro l’anno.

 

Per acquistare i nuovi impianti da destinare al Viterbese la Lombardi intende attingere ai 3 miliardi che il piano di resilienza nazionale del governo Draghi stanzierà per le infrastrutture idriche. Viene da chiedersi perché non utilizzare queste somme per dare corpo a quel progetto di miscelazione delle acque, in particolare quelle “non contaminate” del lago di Bolsena, sostenuto dall’Università della Tuscia e previsto anche in ordine del giorno del consigliere regionale del Pd, Enrico Panunzi, accolto dall’assemblea della Pisana nel gennaio di due anni fa. 
Sono 55 attualmente i dearsenificatori installati nella Tuscia e sono costati oltre 35 milioni di euro. In media trattano una portata massima complessiva di 1,5 metri cubi d’acqua al secondo. Il loro funzionamento comporta, come detto, un costo annuo per energia elettrica, reagenti, materiali filtranti, personale, manutenzioni e smaltimenti di circa 9-10 milioni di euro l’anno.

 

“Parlare ancora di dearsenificatori significa non conoscere la loro storia e soprattutto il loro impatto sul territorio - attacca il commissario provinciale di Forza Italia, Andrea Di Sorte -. Significa non aver neanche letto le proposte che sono state avanzate dai sindaci e quelle dei gestori della risorsa idrica. Significa non sapere nulla di quello che stiamo subendo, come territorio, per colpa di una programmazione errata dell’infrastruttura idrica nel decennio scorso. L’assessore forse non sa che attualmente ci sono in provincia di Viterbo ben 55 dearsenificatori, che i cittadini pagano, per la loro gestione, 9 milioni di euro l’anno in bolletta. Pensare di fare fronte all’arsenico con altri impianti di depurazione delle acque, significherebbe portare la bollettazione ancora più in alto, a discapito dei cittadini”.
Non solo: oltre che elevati costi di gestione, sottolinea Di Sorte, i dearsenificatori hanno anche vita breve, “tant’è che quelli installati un decennio fa sono quasi arrivati alla fine del loro percorso”.