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Viterbo, riapertura delle scuole. Gli istituti superiori della Tuscia in ordine sparso

Massimiliano Conti
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Ministro e governo nuovi, improvvisazione vecchia. Alla vigilia del rientro in classe nelle scuole superiori, nella Tuscia, come in tutto il Lazio, è caos totale. A rimescolare le carte, gettando nella disperazione i dirigenti scolastici che si erano appena riorganizzati, e complicando ancora di più la vita a docenti, personale Ata e alle famiglie degli oltre 13 mila alunni dei 15 istituti superiori della provincia, venerdì, alla vigilia del week-end, è arrivata dall’Ufficio scolastico regionale la nota n. 2425, che rimette in discussione quanto già previsto dal Decreto legge numero 52 del 22 aprile. Quest’ultimo prevedeva il rientro a scuola da domani per il 75% degli alunni.

 

La nota dell’Usr, come spiegava ieri un dirigente di un importante istituto viterbese in una circolare inviata a famiglie, docenti e personale, “prevede però un’organizzazione per certi aspetti diversa: si parla di una frequenza fino al 70% degli studenti e non dal 70%, se non dopo autorizzazione (nel Decreto legge al comma 3 si parlava invece di una percentuale dal 70% al 100%, ndr); si afferma che l’aumentata percentuale di frequenza degli studenti dovrà ricadere sul secondo turno (quello delle ore 10), mentre nel Decreto legge non v’è menzione di vincoli orari. Pertanto, in attesa di chiarimenti – si legge sempre nella circolare del dirigente - la settimana prossima, dal 26 al 30 aprile, continueremo con la frequenza attualmente in vigore (al 50%). Si chiede scusa per il disguido, indipendente dalla volontà di questa istituzione scolastica”. Le chat dei presidi ieri ribollivano, mentre in alcune scuole si sono svolti collegi dei docenti per capire il da farsi. Cronaca di una settimana di straordinaria follia: il 16 aprile il premier Draghi annuncia che dal 26 le superiori torneranno per il 100% alla didattica in presenza. Presidi e Regioni non sono d'accordo e iniziano il pressing per indurre Palazzo Chigi a fare retromarcia. Martedì scorso Regioni e governo trovano una mediazione: si riparte al 60%. Ma nel Consiglio dei ministri di giovedì il premier cambia ancora una volta le carte in tavola: il 60% secondo Draghi è una posizione troppo debole: si va al 70%. Il ministro Bianchi, che al contrario della ciarliera predecessora, perlopiù tace e sempre acconsente. I dirigenti scolastici, che hanno fatto della cosiddetta “resilienza” la propria arma di sopravvivenza nella giungla della pubblica (d)istruzione, si ritrovano come Penelope a disfare di notte la tela tessuta durante il giorno. Arriviamo a ieri e alla circolare dell'Usr che stravolge ancora una volta il quadro. Risultato: le scuole viterbesi vanno in ordine sparso. C'è chi riparte al 70% come da decreto, chi ieri non aveva ancora deciso, chi resta al 50% in attesa di ulteriori chiarimenti. 

 

“Siamo esausti: prima il 50%, di cui il 60% al turno delle 8, il 40 al turno delle 10. Poi tutti a casa. Poi si rientra al 50. Poi il decreto al 70%. Poi ieri veniamo a sapere che la percentuale in più va aumentata solo per il turno delle 10 per i trasporti”, confida un preside viterbese. Già i trasporti, solito tallone d'Achille. Nonostante i milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio, nulla è stato fatto per rendere sicuri i pullman degli studenti. Giovedì sera un servizio del programma di La7 “Piazza pulita” documentava come a Roma, a fronte di mezzi pubblici come sempre strapieni, molti ragazzi neanche sapessero delle corse aggiuntive che dall’autunno scorso Zingaretti ha appaltato a privati. I cui pullman viaggiano perlopiù vuoti.