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Viterbo, lago di Bolsena inquinato. La Procura indaga sugli sversamenti dal 2014 in poi: 16 gli indagati

Valeria Terranova
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I fatti contestati ai sindaci ed ex sindaci dei Comuni di Capodimonte, Marta, Montefiascone, Bolsena, San Lorenzo Nuovo, Gradoli, Grotte di Castro e Valentano e ai responsabili della società concessionaria del servizio di depurazione (Cobalb), ai quali in questi giorni sono stati notificati gli avvisi di garanzia a seguito dell’inchiesta coordinata dalla procura relativa all’inquinamento ambientale delle acqua del lago di Bolsena, risalgono dal 2014 fino al periodo attuale.

 

 

Per quanto riguarda gli amministratori comunali che sono: Antonio De Rossi, l’attuale sindaco di Capodimonte, il suo predecessore Mario Fanelli, l’ex primo cittadino di Marta Lucia Catanesi, l’attuale sindaco di Marta Maurizio Lacchini, gli ex sindaci di Montefiascone Luciano Cimarello e Massimo Paolini, l’ex sindaco di Bolsena Paolo Equitani e l’attuale primo cittadino di San Lorenzo Nuovo Massimo Bambini, l’ex sindaco di Gradoli Luigi Buzi, il sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli, il sindaco di Valentano Stefano Bigiotti e il predecessore Francesco Pacchiarelli, la colpa sarebbe consistita “nell’aver omesso efficaci controlli sulle condizioni dell’impianto e sulla corretta gestione dello stesso – si legge nel documento di conclusione delle indagini - , nell’aver omesso di segnalare le problematiche riscontrate o riscontrabili alle Autorità preposte o comunque nell’aver omesso qualsiasi azione efficace al fine di prevenire o scongiurare la prosecuzione degli sversamenti abusivi”. 

 

 

Stando al documento redatto dai pubblici ministeri, Eliana Dolce e Stefano D’Arma, gli ex dirigenti della Provincia Mara Ciambella ed Ernesto Dello Vicario, in qualità di dirigenti del settore Unità di progetto Tutela del Territorio, servizio Tutela Acque avrebbero omesso “controlli efficaci sulla funzionalità e la corretta gestione dell’impianto e conseguentemente nell’aver omesso di emanare provvedimenti di diffida, sospensione o revoca dell’autorizzazione, in modo da imporre l’interruzione di scarichi abusivi o la conseguente modifica dell’autorizzazione allo scarico rilasciata in favore della Cobalb spa”. 
Per quanto concerne Massimo Pierangeli e Giancarlo Olivastri, rispettivamente direttore generale e presidente del Cobalb, gli inquirenti ritengono che avrebbero “posto in essere una gestione della società Cobalb e dell’impianto di cui la stessa era titolare inadeguata – si legge ancora nell’avviso - al fine di garantire il corretto trattamento delle acque e la corretta effettuazione dello scarico oggetto dell’autorizzazione, omettendo di attivarsi in modo efficace presso le Autorità competenti in relazione alle criticità gestionali di volta in volta emerse”. 

 

Tuttavia mercoledì il procuratore capo, Paolo Auriemma, ha espresso una totale apertura al dialogo con gli interessati sui quali, ha tenuto a sottolineare, non vi è alcun tipo di pregiudizio.