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Viterbo Covid, tre vigili urbani contagiati. Evacuato il comando, agenti ancora senza vaccino

Daniela Venanzi
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E’ la settima volta dall’inizio della pandemia che il comando di polizia locale di Viterbo viene evacuato. Dopo il terzo caso in pochi giorni di agenti positivi al Covid, giovedì  22 aprile sono intervenuti nuovamente i vigili del fuoco che hanno provveduto a far uscire i dipendenti al completo, come ormai prassi, per poter disinfettare i locali, lasciando così il comando deserto. Il conto è presto fatto, tre positivi in una settimana e due isolati in quarantena. Un fuori tutti che si ripete ormai come come un mantra. Una situazione a dir poco imbarazzante. “Eh sì, è diventata una abitudine questa - racconta sconsolato il rappresentante sindacale Diccap-Sulpl Maurizio Scardozzi - purtroppo la nostra categoria, rispetto a tutte le altre forze di polizia è stata dimenticata da Dio, anzi a dirla tutta, dagli uomini e dalla Regione”. 


 

Quindi nessuno di voi è stato vaccinato?
“Purtroppo è così, nonostante la lettera datata 23 marzo, indirizzata all’assessore regionale Alessio D’Amato, a firma del segretario di Roma e Lazio, Alessandro Marchetti, nella quale veniva fatto presente che il Covid non distingue le divise, e quindi chiedendo la vaccinazione, per le polizie locali tutte del viterbese. Non c’è stato niente da fare. La nostra richiesta è rimasta inascoltata e caduta nel dimenticatoio”. 

 


Eppure, come avete fatto notare nella missiva, la polizia locale, rispetto alle altre forze, ha pagato con un numero forse più alto di morti. E i vostri compiti di controllo durante il Covid sono stati uguali a quelli della Questura. 
“Cosa vuole che le dica. Non siamo stati ascoltati. Oltretutto, mentre prima con Conte per i vaccini si sono considerate alcune categorie prioritarie, oggi con il governo Draghi la campagna vaccinale prosegue solo in considerazione dell’età. Abbiamo perso il treno ormai, è non c’è proprio più nulla e nessuno che possa intervenire”. 
Secondo lei come si può ovviare? 
“Intanto con i tamponi, e poi organizzando i turni sempre con le stesse persone. Cioè, se oggi faccio servizio con un collega, per il futuro dovrei proseguire sempre con lui. Così nella eventualità di positività sarebbero solo due le persone interessate”.