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Viterbo, botte e insulti alla moglie. La donna: "L'ho denunciato quando mi fece finire in ospedale"

Valeria Terranova
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“Il nostro non è stato un matrimonio felice. Il rapporto è degenerato dopo la nascita del secondo figlio, nel 2016. Il mio ex marito mi offendeva per qualsiasi cosa dicendomi che non ero una brava madre e una brava moglie, dandomi spesso della ‘putt**a’. Ma anche in precedenza mi aveva picchiata. Una volta mi diede una ginocchiata sul mento causandomi lo spostamento di un dente, tanto che mi dovetti sottoporre a una operazione”.  E’ iniziato così il racconto di una 34enne che ha trascinato in tribunale l’ex marito, finito sul banco degli imputati con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza dei figli minori della coppia. 

 


“Il 28 aprile del 2019 ci stavamo preparando per andare in chiesa e litigammo per delle scarpe che avrebbe dovuto indossare e che invece si erano rovinate. Al termine della celebrazione religiosa, mentre il mio ex marito stava parlando con mio figlio di quello che era successo a casa - ha proseguito la donna - io mi intromisi suggerendogli di non andare avanti con la polemica, quando a un certo punto, davanti a mio padre e mia zia, mi diede prima una spinta e poi una testata sul naso, ma decisi di tornare a casa e di non recarmi al pronto soccorso”. 
Successivamente, stando alle dichiarazioni della presunta vittima, l’uomo la aggredì nuovamente a maggio di due anni fa, ma nel bel mezzo della lite la giovane rispose a una chiamata del padre al quale riferì quello che stava accadendo tra lei e il marito, tanto che lui andò su tutte le furie iniziando a lanciarle addosso della frutta e una ciotola. “Mio padre arrivò poco dopo insieme a mia zia e sopraggiunsero anche mio suocero e mia cognata. Lui negò tutto davanti ai suoi parenti e da lì in poi le cose andarono peggiorando fino a quando sono finita al pronto soccorso a maggio dello stesso anno e a quel punto decisi di sporgere denuncia. Il mio ex marito faceva uso di sostanze stupefacenti e tutti ne erano al corrente. Rincasava ubriaco a tarda notte a qualsiasi orario”, ha concluso la giovane. 

 


Il difensore dell’imputato, l’avvocato Francesco Massatani, riscontrando alcune imprecisioni e omissioni nelle dichiarazioni rese dalla parte offesa, ha cercato di verificare alcuni aspetti, in particolare l’ingaggio di un investigatore privato da parte della 34enne. “Si è vero, l’ho fatto pedinare - ha ammesso la donna - anche lui mi controllava. Purtroppo il padre dei miei figli non c’era mai, non si è mai occupato di loro. E quando era presente era come se non ci fosse. Io e i miei figli eravamo terrorizzati”.  In seguito è stato sentito anche il padre della trentenne che ha confermato le lamentele e gli insulti che il genero rivolgeva alla figlia.