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Viterbo, il sindaco Giovanni Arena dice sì al socio privato in Talete. Rischio svendita

Massimiliano Conti
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Rischia di trasformarsi in una svendita all’unico offerente - ovvero Acea - la cessione del 40% delle azioni di Talete, prevista nel secondo punto all’ordine del giorno dell’assemblea dei soci di lunedì. La sorte dell’azienda idrica sembra ormai segnata, come confermano le dichiarazioni del sindaco di Viterbo Giovanni Arena, azionista di maggioranza della spa con il 23% delle quote, che voterà a favore dell’ordine del giorno perché convinto che all’ingresso di un partner privato non ci sia alternativa. A meno che i sindaci non vogliano mettere mano al loro portafoglio, o meglio a quello dei cittadini, per ricapitalizzare un’azienda che fa acqua, letteralmente e metaforicamente, da tutte le parti.

 

 

E proprio le condizioni finanziarie di Talete - su cui grava come un macigno la morosità (4 volte superiore alla media nazionale) - fanno temere che il privato entrerà nel capitale della spa a prezzo di saldo. Un rischio su cui ha già messo in guardia i colleghi il sindaco dem di Acquapendente, Angelo Ghinassi: “Prima di ragionare sulla ricerca di un partner, Talete andrebbe risanata evitando di farne un boccone ghiotto per qualche colosso che la acquisterebbe a prezzi di saldo”, aveva dichiarato al Corriere di Viterbo qualche giorno fa il primo cittadino aquesiano. Ma a quanto pare il progetto privatizzazione marcia a grandi passi. E che di privatizzazione si tratti ci sono pochi dubbi, perché se è vero che il 60% delle azioni rimarrà in mano ai comuni è anche vero che con il 40% delle quote il socio privato potrà dettare legge di fronte a una compagine pubblica che è tutto fuorché unita. Già nel 2017, per la cronaca, l’allora presidente di Talete Salvatore Parlato aveva tentato un’operazione analoga attraverso una manifestazione di interesse.

 

Rispose solo Acea ma l’operazione non andò in porto. I motivi non sono tuttora chiari. C’è chi sostiene che fu la sindaca di Roma Virginia Raggi, prima azionista della multiutility, a bloccarla su pressione dei 5S viterbesi e dei comitati per l’acqua pubblica. Altri invece sostengono che Acea rinunciò per una questione di costi, che oggi - considerato il debito della spa - sarebbero molto più bassi, come appunto nota anche Ghinassi. Non è di questo parere l’ex sindaco Giulio Marini, secondo cui un colosso come Acea una società come Talete se la mangia in un boccone. “Se Acea decidesse di entrare lo farebbe esclusivamente per una questione strategica di posizionamento sul mercato. Il problema non è economico”. Anche Francesco Lombardi, uno dei leader del movimento Non ce la beviamo, è convinto che, a fronte di un capitale sociale irrisorio come quello di Talete, l’ingresso di Acea nell’azienda viterbese fosse un’operazione non onerosa all’epoca così come oggi. “Tuttavia, in qualità di piccolo azionista - ricorda Lombardi - intervenni in un’assemblea di Acea proprio per evidenziare l’antieconomicità di quel progetto, considerati i debiti, la morosità e l’incapacità gestionale di Talete”.
Intanto i comitati per l’acqua pubblica si dicono pronti a dare battaglia con tutti i mezzi a loro disposizione, “da quelli legali, istituzionali a quelli di piazza” contro un piano definito “scellerato”, e danno appuntamento a tutti a lunedì alle 11 sotto il palazzo della Provincia in via Saffi.