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Viterbo, mamme condannate per aver insultato la preside sui social

V. T.
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Sono state condannate a una multa di 400 euro ciascuno sei imputate, una mamma e delle amiche di lei, che la preside di un istituto omnicomprensivo del capoluogo ha trascinato in tribunale per frasi ingiuriose sui social. Le donne sono state accusate dalla dirigente di averla diffamata, in quanto le avrebbero rivolto insulti dandole della “cretina”, “stro**a”, “scema”, “idiota”, “imbecille” e “scema” e frasi inappropriate come “la manderei a sturare le fogne” commentando un post pubblicato su un social alla fine del gennaio 2017.

Ad accendere la miccia, innescando la querelle, fu la madre di un alunno, la quale condivise pubblicamente il suo disappunto circa le iniziative intraprese dalla parte civile, affermando di considerarla, inoltre, poco disponibile. “Mio figlio ha una patologia particolare agli occhi ed è costretto a portare occhiali ipercorrettivi e a intercambiarli con altre lenti che gli consentono di vedere meglio. Il giorno in cui lui e i suoi compagni dovettero lasciare la scuola a causa del terremoto dimenticò un paio di occhiali sotto il banco, con gli altri aveva difficoltà e nel corso della giornata ebbe dei malesseri – ha raccontato la donna-. Così chiesi a un’insegnante di poterli recuperare grazie ai vigili del fuoco, la quale mi disse che la preside le riferì che avrei potuto riaverli quando la scuola avrebbe riaperto. Nel frattempo mio padre si rivolse a un assessore e nel tardo pomeriggio i pompieri mi consegnarono gli occhiali di mio figlio. Io chiedo scusa per quello che ho scritto. Ho sbagliato, ma mi ha fatto rabbia il fatto che per riprenderli sia dovuto intervenire un politico”.

 

Alcune amiche coinvolte nella vicenda, leggendo le recriminazioni della donna, decisero di spalleggiarla e di supportarla, manifestando le proprie idee in merito alle lamentele, e a loro volta risposero con espressioni ritenute dalla parte offesa infamanti e per nulla adeguate al contesto. “Il mio non voleva essere un attacco personale – ha affermato una delle coimputate –, ma conoscendo il bambino so bene i problemi che deve affrontare ogni giorno. Mi scuso per quello che ho fatto, non era mia intenzione offendere nessuno”. Il giudice Mattei al termine delle testimonianze e dopo aver acquisito le lettere di scuse da parte delle altre imputate ha esortato ancora una volta le parti a trovare un accordo. Tuttavia i legali non hanno trovato un’intesa, pertanto il verdetto finale ha condannato le donne per diffamazione aggravata obbligandole al pagamento di 400 euro ciascuno, a provvedere alle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore della preside, quantificandoli complessivamente in 2 mila euro.