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Viterbo, pedofilo arrestato a Santo Domingo grazie alla segnalazione di una delle vittime diventata poliziotto

Alessio De Parri
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Gemma ha 30 anni e fa la poliziotta. Oggi vive a Londra, ma quindici anni fa, quando era una ragazzina, abitava a Monterosi. E proprio nel paese della Tuscia, come rivelato ieri dalla donna a Fanpage.it, aveva conosciuto Luciano Scibilia, l’ex bidello di 74 anni catturato venerdì scorso a Santo Domingo ed estradato due giorni fa in Italia, dove deve ancora scontare una condanna a 5 anni e due mesi per violenza sessuale su minori. Gemma è stata una delle sette ragazzine tra i 13 e i 16 anni vittime, dal 2001 al 2008, di uno dei pedofili più pericolosi al mondo, inserito dall’Europol tra i 19 “sex offender” ricercati in campo internazionale, e che aveva fatto perdere le sue tracce dopo la condanna a 7 anni e sei mesi per atti sessuali con minori, violenza sessuale, violenza privata e maltrattamenti, inflitta il 2 maggio 2012 dal tribunale di Viterbo. E’ stata proprio Gemma, nove anni dopo, ad aiutare la polizia a rintracciare Scibilia, segnalando il profilo Facebook del latitante che, nonostante la condanna passata in giudicato, era ancora libero. Scibilia, infatti, si era rifatto una vita in America Centrale. Viveva in un villa di Samanà, località a 200 km da Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, famosa per il passaggio delle balene davanti alle sue coste. Ed è stato proprio notando alcune foto di balene postate su Facebook che Gemma ha segnalato alla polizia la presenza del 74enne ai Caraibi.

 

Arrestato “predatore sessuale” latitante a Santo Domingo

È stato arrestato a Santo Domingo l’unico latitante italiano inserito nella lista Europol dei 19 “predatori sessuali” più ricercati a livello internazionale. L’uomo violentava minorenni fingendosi uno psicoterapeuta in grado di curare qualsiasi malattia. L’operazione è stata eseguita dopo l’indagine del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (#Scip) insieme agli investigatori del commissariato Tuscolano della questura di Roma.Leggi tutto https://www.poliziadistato.it/articolo/15607d44beb6b22549238333 #essercisempre

Pubblicato da Polizia di Stato su Lunedì 19 aprile 2021

 

Fu sempre lei, nel 2008, che trovò il coraggio di raccontare ad una psicologa gli abusi subiti da Scibilia. Rivelazioni che portarono all’arresto dell’uomo, effettuato dagli agenti della Mobile, all’epoca diretti da Fabio Zampaglione, che rimase in carcere per un anno in attesa del processo. Ora la cattura di Scibilia è un cerchio che si chiude per Gemma, anche se a distanza di anni, ma che non cancella le sofferenze della donna e di altre sue amiche vittime del sedicente pranoterapeuta di Monterosi. Scibilia, infatti, con la scusa di poter allontanare le negatività, aveva allestito una stanza con un lettino nello scantinato della casa di Monterosi, dove all’epoca dei fatti - siamo nel periodo dal 2001 al 2008 - dove viveva con la compagna e le due figlie di lei. “Con le ragazze andavamo a scuola insieme - ha rivelato Gemma nell’intervista a a Fanpage.it - ed è per questo che successivamente ho avuto modo di conoscere anche Scibilia, il loro patrigno. Al tempo ero una ragazzina, molto riservata ed insicura, mentre Luciano era una persona che si prendeva molta confidenza, baciava ed abbracciava le sue figlie e le loro amiche senza farsi problemi. Entrava nel letto con le figlie, come fosse una cosa normale, si prendeva confidenze come fosse lo ‘zio preferito' di casa”, prosegue ancora la donna.

 

Il 74enne aveva instaurato dunque un rapporto di confidenza con le ragazzine e le aveva convinte che grazie alle sue qualità di pranoterapeuta le avrebbe aiutate a diventare più belle, a diventare delle modelle. Così, con la scusa di praticare massaggi, di infondere energia positiva alle adolescenti, Scibilia le portava in quella specie di studio e, dopo averle convinte, le faceva spogliare, le palpeggiava e infine le sottoponeva alle sue violenze. Quanto alle figlie dell’allora convivente, le obbligava ad avere rapporti sessuali minacciandole che in caso di rifiuto avrebbe ucciso la loro madre e il loro padre. Anni di abusi e di violenze per i quali Scibilia era stato condannato con il carcere, al quale però aveva deciso di fuggire, da pensionato qualsiasi, in una nuova vita con una donna dominicana e i suoi 4 figli. Il pedofilo, però, non aveva fatto i conti con la sete di giustizia di Gemma, che come detto aveva trovato il suo profilo Facebook. Gli investigatori hanno scoperto tramite Inps e accertamenti bancari e postali, che il 74enne percepiva una pensione e a Roma aveva una persona che effettuava prelievi e bonifici utilizzando i conti correnti intestati a lui. La fuga è durata quasi 10 anni, ora il futuro di Scibilia è dietro le sbarre.