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Viterbo, i ristoratori sono rassegnati: “Il 26 aprile riapriamo nel caos"

Daniela Venanzi
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Viterbo, c’è chi si rassegna allo stato delle cose e chi non si dà pace. E poi c’è anche chi, con sguardo disincantato, scrolla le spalle e la butta sull’ironia. Quella dei ristoratori è come una partita a scacchi, dove i re e le regine, mossi dal governo, quasi non ci sono più. Tutti scesi dal trono, ormai, nell’incertezza di non sapere come fare domani o dopo ancora. Lunedì 26 aprile si riapre, a pranzo e a cena, ma solo all’aperto e con restrizioni di orario. Gli operatori del settore viterbese non si discostano dal quadro sconfortante in cui sono precipitati bar, ristoranti, osterie e trattorie da oltre tredici mesi. Andrea di “Fish Market”, in largo Onio Della Porta, è uno di quelli che fa buon viso a cattivo gioco: “Inutile arrabbiarsi - dice con spirito di accettazione –, manifestare o andare in piazza. Cerco di non essere pessimista e di trovare quel pizzico di luce in fondo al tunnel in cui ci siamo trovati in questi ultimi mesi. Negli anni che hanno preceduto il periodo dovuto al Covid, ho lavorato in parte anche con le consegne a domicilio, e se posso dire qualcosa di buono rispetto alla chiusura per la pandemia, è quella di aver incentivato proprio questa parte, prima marginale, con ottimi risultati. Insomma – conclude Andrea – bisogna sapersi reinventare e non rimanere fermi. Certo, io ho anche la fortuna di avere spazi esterni – conclude - e posso riprendere anche con il servizio al tavolo".

 


E’ ironico invece Claudio, titolare dello storico ristorante “Il Grottino”, in via della Cava, una pietra miliare della città: “Che vuole che le dica – racconta sorridendo - l’apertura sarà fatta, abbiamo bisogno di ricominciare a lavorare perché è troppo tempo che siamo fermi. Anche io ho uno spazio esterno da sfruttare e per questo mi ritengo fortunato. Speriamo solo che il buon Dio – aggiunge ironicamente - dia uno sguardo alla situazione meteorologica”. Certo è che se infatti all’improvviso venisse a piovere, rispettare la regola del “solo all’aperto” sarebbe impossibile, e la considerazione meteorologica non è affatto peregrina.

 


E’ invece sconsolato e con poca possibilità di vedere il lato positivo Roberto, titolare della “Taverna Etrusca” in via Annio: “Sono del parere – afferma – che l’apertura la fai o non la fai. Certo ci vuole la regolamentazione, ma se si deve aprire bisogna dare la possibilità a tutti di farlo. Io non ho spazi esterni e quindi rimango chiuso. Semplice. Ma lei si immagini se dalla sera alla mattina le venga tolto lo stipendio e le venga detto ‘per adesso rimanga a casa’, magari due settimane. Poi le settimane diventano mesi. Oggi dopo oltre un anno lei di cosa camperebbe, come avrebbe fatto a sopravvivere? Ecco noi siamo in queste condizioni, chiusi dall’oggi al domani, con la sofferenza di non poter lavorare, tra parentesi di aperture e poi di nuove chiusure. Intanto tutto il resto da pagare corre come affitti, bollette, contributi. Quel poco di ristoro che ci è arrivato lo abbiamo usato per fare fronte alle esigenze aziendali, e intanto la famiglia di cosa vive? Senza considerare – prosegue ancora – che nel frattempo la gente in giro fa la sua vita. Entra negli autobus, usa la metropolitana se va a Roma, prende l’ascensore nei luoghi pubblici. Vada a farsi un giro all’ospedale di Belcolle e poi vediamo cosa ne esce fuori. Ci sono tanti modi per realizzare un protocollo serio di apertura per i bar e i ristoranti. Ma questa altalena è uno sfinimento e non ti permette nemmeno di pensare a una progettazione. Insomma, ora parlano di apertura a pranzo ma solo all’aperto, poi ci sono le restrizioni orarie, poi forse il coprifuoco alle 22. Della cena si vedrà. E come possiamo in questa confusione poter decidere di pensare al futuro? Impossibile. Non è questo il modo”.