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Viterbo, inquinamento del lago di Bolsena. Notificati 16 avvisi di garanzia. I nomi degli indagati

Valeria Terranova
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Inquinamento del lago di Bolsena: 16 avvisi di garanzia sono stati emessi dalla Procura della Repubblica di Viterbo e notificati a sindaci ed ex sindaci dei Comuni di Capodimonte, Marta, Montefiascone, Bolsena, San Lorenzo Nuovo, Gradoli, Grotte di Castro e Valentano, oltre che ai responsabili della società concessionaria del servizio di depurazione (Cobalb). Gli indagati sono: Massimo Pierangeli direttore generale Cobalb, il presidente Giancarlo Olivastri (assistiti dall’avvocato Vincenzo Dionisi); l’attuale sindaco di Capodimonte, Antonio De Rossi, il suo predecessore Mario Fanelli, l’ex sindaco di Marta Lucia Catanesi (difesi dall’avvocato Alessandra Vittori); l’attuale sindaco di Marta Maurizio Lacchini, gli ex primi cittadini di Montefiascone Luciano Cimarello e Massimo Paolini (difesi dall’avvocato Francesco Massatani), l’ex sindaco di Bolsena Paolo Equitani, l’attuale primo cittadino di San Lorenzo Nuovo Massimo Bambini, l’ex sindaco di Gradoli Luigi Buzi, il sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli (difesi dall’avvocato Laura Cosimi), il sindaco di Valentano Stefano Bigiotti e il suo predecessore Francesco Pacchiarelli (difesi dall’avvocato Francesco Massatani); gli ex dirigenti della Provincia Mara Ciambella ed Ernesto Dello Vicario (difesi dall’avvocato Alessandra Vittori).

 

Nel mirino il rimessaggio di acque reflue. Le indagini sono partite nel 2019 quando fu recapitata agli amministratori del comprensorio una lettera che li invitava a correre al più presto ai ripari e a occuparsi della manutenzione del collettore fognario da tempo trascurata a seguito del fallimento del Cobalb. “La lettera arrivata ai sindaci del lago di Bolsena è una comunicazione in merito a delle irregolarità sul loro territorio di cui gli stessi devono occuparsi. E’ aperto un procedimento penale al riguardo”, dichiarò 2 anni fa il procuratore capo, Paolo Auriemma, in proposito.

 

Gli accertamenti e le investigazioni sarebbero stati coordinati dai pm Eliana Dolce e Stefano D'Arma, i quali si sono avvalsi dei riscontri eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale, che hanno rilevato diversi sversamenti non autorizzati. I controlli dei militari hanno evidenziato, inoltre, il malfunzionamento di gran parte del sistema fognario del lago. Per esaminare lo stato di avanzamento dei lavori relativi all’anello circumlacuale di raccolta delle acque reflue e di depurazione del lago di Bolsena si svolse un incontro in prefettura il 27 agosto 2019. Vi presero parte, oltre ai rappresentati della Provincia, della Talete e dei Comuni ricompresi nel Cobalb, anche il direttore regionale ai lavori pubblici e il commissario liquidatore del Cobalb. A maggio 2020, invece, è stato siglato un protocollo d’intesa tra i Comuni, la Regione, l’amministrazione provinciale, l’Autorità d’ambito territoriale ottimale 1-Lazio Nord e Talete per la gestione degli impianti dell’ex Cobalb, la cui responsabilità è appunto passata a Talete. La Regione, in quell’occasione, in base ad una stima dei costi, stanziò 1,5 milioni. E nonostante fosse imminente il passaggio degli impianti di depurazione a Talete i cittadini continuarono a segnalare sulle piattaforme social gli sversamenti di liquami.