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Tarquinia, poligono militare. Ortaggi coltivati su terreni inquinati da polvere da sparo: il verdetto del Tar

A. S.
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Il Codacons, insieme allo studio legale VtLegal di Viterbo (rappresentati dagli avvocati Marta Perugi, Luciana Selmi e Francesca Bufalini), scende in campo contro la coltivazione a Tarquinia di prodotti per uso umano all’interno di un’area inquinata dalle polveri da sparo del poligono militare di Spinicci, e lo fa intervenendo in un ricorso al Tar del Lazio che sarà discusso domani martedì 21 aprile.

 

Il procedimento al Tar è stato avviato da un’azienda agricola di Tarquinia che chiede l’annullamento degli atti del Ministero della difesa, 8° Reparto infrastrutture, che ha affidato mediante apposita gara la concessione del pascolo e dello sfalcio dell’erba dei terreni demaniali che si trovano nell’area del poligono militare in località Pian di Spille. Il ricorrente contesta l’illegittimità e l’erroneità dello svolgimento della gara per aver l’Amministrazione preferito il precedente concessionario, nonché illegittimità ed erroneità delle modalità di aggiudicazione. Quindi contro tali tesi è intervenuto al Tar il Codacons, chiedendo di rigettare il ricorso ritenendo la tutela dell’ambiente e della salute umana interessi prioritari. 

 


 

“Le aree militari sono state equiparate alle aree industriali, e ciò a dimostrazione dell’incidenza dell’inquinamento provocato da proiettili, mortai e da ogni altro impianto utilizzato durante le esercitazioni militari sul terreno – scrive il Codacons nel suo intervento al Tar -. Circostanza particolarmente rilevante e assolutamente non trascurabile è che il piombo e gli altri metalli pesanti (come il cadmio e lo zinco), contenuti nelle pallottole, contaminano considerevolmente il suolo. A destare maggiore preoccupazione è l'antimonio, un metallo utilizzato per indurire il piombo delle munizioni: si tratta di una sostanza estremamente tossica che a causa della sua solubilità può anche ritrovarsi nelle acque sotterranee”. “In questi casi - prosegue il Codacons -, anche il ‘sospetto d’inquinamento’ è più che sufficiente per l’interdizione dell’uso agricolo del suolo, in quanto non c’è la garanzia della sicurezza dei prodotti destinati all’alimentazione umana. Pertanto, l’intera area del poligono impiegata da anni per le esercitazioni militari è da considerare senz’altro adatta al pascolo – che si rammenta è la principale attività, unitamente allo sfalcio, oggetto del bando e del contratto di concessione -, ma non anche alla coltivazione di prodotti destinati al consumo umano”.