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Viterbo, stangata in vista per la Tari. Lievitano i costi per la raccolta rifiuti

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Alessandro Quami
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Col nuovo appalto biennale per la raccolta rifiuti, la cui partenza dovrebbe avvenire a fine estate - sempre ammesso che non si opti per un’ulteriore proroga dell’attuale regime, cosa altamente probabile - si prospetta un nuovo, forte, aumento della Tari. Il servizio su base annua è infatti previsto che costi 12 milioni e mezzo contro gli 8.3 dell’appalto vigente (quello cosiddetto ponte) che scade il 31 agosto. Si parla, dunque, di un incremento del 50% che inevitabilmente si riverserà sulle tasche dei cittadini. La proposta di delibera sul nuovo appalto sarà discussa oggi pomeriggio in terza commissione, quindi passerà in Consiglio, dove potrebbero essere apportate delle modifiche e dove, in fase di approvazione del relativo regolamento, potrebbero essere previste agevolazioni per le famiglie numerose e meno abbienti, ma è di tutta evidenza che un incremento dei costi così sostenuto dovrà essere compensato da maggiori entrate. 

 

A farsi carico della proposta di deliberazione del Consiglio comunale, contenente indirizzi programmatici e linee guida, è stato e sarà il sindaco in persona, che, come si sa, si è tenuto per sé la delega all’ambiente dopo la rinuncia, oltre un anno fa, di Giulio Marini. Un compito per nulla facile, quello di Arena, che da un lato è chiamato a garantire una maggiore pulizia della città, come dimostrano le proteste che oggi arrivano da tutte le parti, e dall’altro rischia di finire sotto il fuoco delle critiche per la modifica delle tariffe. Il nuovo contratto in teoria, se non si andrà cioè alla proroga di quello attuale, dovrebbe coprire il periodo 1° settembre 2021-31 agosto 2023. Si sa che Arena si è posto come obiettivi quello di mantenere la percentuale di raccolta differenziata al 58% e se possibile di raggiungere il 65; poi quello di migliorare la qualità della stessa per ridurre gli scarti e raggiungere più elevati tassi di riciclo; e infine quello di aumentare il decoro urbano, facendo diminuire l’abbandono di rifiuti.

 

La partita è complessa e dall’opposizione si levano già critiche. Per il capogruppo del Pd Alvaro Ricci, “due anni per un contratto sui rifiuti sono pochi. Questa maggioranza in tre anni che cosa ha fatto? Solo proroghe su proroghe, in attesa dell’appalto definitivo. La scadenza si avvicina e invece di proporre un contratto congruo di 5 o 6 anni ne fanno uno di appena due, che non è adatto agli investimenti che deve fare un’impresa di rifiuti”. Proteste arrivano anche da Chiara Frontini: “Abbiamo notato un aumento importante degli stanziamenti, che da 8 milioni e 300 mila euro impegnati nel 2019 diventano 12 e mezzo nel 2021: questo è un aspetto che va chiarito, perché l’aumento della Tari negli anni è stato costante, senza che a ciò corrispondesse un miglioramento del servizio”. La capogruppo del movimento Viterbo 2020, però, non è contraria ai 24 mesi di durata: “Viste le difficoltà che negli ultimi anni la città sta vivendo con il servizio di raccolta, riteniamo che la scelta di limitare a soli due anni la durata della nuova gara sia un dato positivo, che permetterà di valutare l’effettiva efficacia del servizio ed eventualmente di correggere il tiro prima che sia troppo tardi”. Per Frontini ci sono però vari altri aspetti da migliorare: “Come la videosorveglianza nelle isole di prossimità, argomento trattato in maniera quasi rassegnata in queste linee guida quando invece è fondamentale per evitare gli abbandoni indiscriminati; o la raccolta dei rifiuti abbandonati, che è liquidata in quattro righe mentre è un elemento centrale per il decoro della città: le linee guida devono essere molto più stringenti”. Attualmente il costo della Tari, per le utenze domestiche, è così modulato: un nucleo familiare composto da una persona paga 1.67 euro per metro quadro come quota fissa più 41.08 euro di quota variabile; 1.67 euro come quota fissa e 73.94 come quota variabile è invece il costo per una famiglia di due persone; fermo restando l’1.67 di quota fissa, quella variabile sale infine a 94.48 euro per un nucleo di tre componenti e a 123.23 per un nucleo di quattro.