Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Viterbo, costringe la moglie a fare sesso prendendola a bastonate. Alla sbarra per violenza sessuale

  • a
  • a
  • a

Avrebbe picchiato e minacciato la moglie e i figli, due bambini di soli 3 e 6 anni, con arnesi e pezzi in legno utilizzati per accendere il camino di casa. Il giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero Paola Conti, ha disposto il giudizio immediato nei confronti di un 31enne dominicano che dal 2017 al 2020 avrebbe terrorizzato i due piccoli e la compagna, dalla quale avrebbe anche preteso, in diverse occasioni, dei rapporti sessuali contro la sua volontà. Le indagini, scattate a novembre scorso e concluse nel giro di poche settimane, grazie al contributo fondamentale della squadra mobile, hanno portato la pubblica accusa a chiedere il procedimento speciale il 7 dicembre 2020. 

 

 

Oltre alle percosse, infatti, la moglie 32enne dell’imputato, anche lei dominicana, stando all’impianto accusatorio sarebbe stata oggetto dell’aggressività dell’uomo che l’avrebbe presa a bastonate, afferrata per il collo e per i capelli, e obbligata a soddisfare i suoi desideri sessuali ogni volta che lui lo desiderava. L’uomo, rappresentato dall’avvocato Domenico Gorziglia, deve rispondere di maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza sessuale, con le aggravanti per ciascuno dei reati contestati dovute al vincolo parentale. Inoltre, a carico del 31enne era già stato stabilito l’allontanamento dalla casa familiare, provvedimento, questo, che tre mesi fa è stato inasprito dalla misura di custodia cautelare in carcere.  Il 13 aprile il giovane è stato scortato dagli agenti della polizia penitenziaria fino al Tribunale di Riello per presenziare alla prima udienza di ammissione prove, tenutasi davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. 

 

I due bambini e la loro mamma si sono costituiti parti civili nel procedimento e sono assistiti dall’avvocato Dominca Martines, che e anche il referente legale del centro antiviolenza Penelope a cui i tre sono stati affidati per intraprendere un percorso terapeutico. Il difensore, durante la seduta, ha chiesto che al proprio assistito venissero concessi gli arresti domiciliari presso l’abitazione della madre, che vive in un centro in Umbria, con l’apposizione del braccialetto elettronico, richiesta contro la quale non c’è stata opposizione da parte del pubblico ministero Conti.  Tuttavia il collegio si è riservato di decidere circa l’istanza avanzata dalla difesa, fissando al 20 luglio la prossima udienza alla quale prenderanno parte i primi testimoni per essere ascoltati sulla dinamica di alcuni fatti.