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Viterbo, rifiuti da Roma. Il sindaco Arena sbotta: "Basta con l'immondizia o ristori per la città"

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Massimiliano Conti
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Man mano che la data del 20 aprile si avvicina, sale la preoccupazione in chi non crede affatto che il flusso diretto a Monterazzano delle 400 tonnellate al giorno di rifiuti provenienti da tutto il Lazio si interromperà, come promesso dal presidente Zingaretti. Tra gli scettici c’è in primis il sindaco Arena che si dice comunque intenzionato a piombare, il 21 o il 22 aprile, nell’ufficio del governatore - qualora la Regione o la sindaca di Roma Raggi entro martedì non abbiano ancora trovato la soluzione finale del problema rifiuti nel Lazio – per chiedere dei ristori congrui all’ennesima servitù imposta da Roma all’ultima provincia dell’impero, congrui quantomeno a sistemare le strade del capoluogo sottoposte al martellante andirivieni di camion carichi di monnezza.
Più defilata resta la Provincia dove da parte del presidente Nocchi non c’è da aspettarsi né fuoco né fiamme contro la Regione, vuoi per questioni di indole vuoi per vicinanza politica a Zingaretti. A battere i pugni per conto di Palazzo Gentili è in compenso il delegato forzista ai rifiuti Giulio Marini che dichiara scaduto il tempo delle chiacchiere e minaccia ricorsi al Tar contro l’ordinanza del governatore laziale. Battono i pugni anche i leghisti che annunciano battaglia in Consiglio comunale, convocato in seduta straordinaria proprio per martedì 20. 

 

 

Ma andiamo con ordine. Nonostante i dubbi e i timori, Arena resta per il momento alla finestra in attesa di vedere se Zingaretti onorerà gli impegni presi con lui durante la sua visita a Belcolle per l’inaugurazione dei nuovi posti di terapia intensiva. Il presidente aveva assicurato che, in caso di inottemperanza da parte della Raggi, avrebbe deciso lui, ma a 5 giorni dallo scadere dell’ordinanza non sembrano esserci i tempi tecnici per individuare il sito dove smaltire i rifiuti di Roma.

Da parte sua Marini, se l’emergenza, come tutto fa ritenere, dovesse continuare, suggerisce a Zingaretti di rivolgersi altrove, “magari a Colleferro, dove nel gennaio 2020 è stato chiuso il sito che accoglieva molti rifiuti della capitale. Una chiusura annunciata in pompa magna, con la prospettiva di avere a breve quella che è stata definita la fabbrica dei materiali. Ecco, in attesa di questa futuristica e straordinaria innovazione forse sarebbe utile riaprire la vecchia discarica di Colleferro, per accogliere l’immondizia che riempie i cassonetti di Roma. Importante è che non venga in mente a nessuno di continuare a vessare Viterbo, con ordinanze non concordate col territorio, arroganti e prepotenti. Lo ripetiamo ancora: la Tuscia non è la discarica del Lazio”. 

 


 

Sulla stessa linea la Lega, per la quale “è necessario dare una voce forte a questo territorio nelle scelte che la riguardano e che vengono assunte a livello regionale”. Di qui il Consiglio straordinario, “unico luogo in cui quella voce può legittimamente formarsi e alzarsi con forza e dignità istituzionale”. Un Consiglio straordinario, a cui sono stati invitati tutti i rappresentanti istituzionali, che, si legge in una nota, “non vuole essere un momento per bacchettare qualcuno, ma per individuare un cammino partecipato per arrivare a soluzione condivisa”.