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Viterbo, violenza sessuale. Rinviato a giudizio il "Santone" di Acquapendente

Valeria Terranova
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Ieri, mercoledì 14aprile, Pasquale Gaeta, 63enne di origini campane, il presunto santone a capo della comunità Qneud che ha sede ad Acquapendente, accusato di maltrattamenti in famiglia, esercizio abusivo della professione e violenza sessuale nei confronti di due donne è stato rinviato a giudizio. Nel corso dell’udienza davanti al gup Savina Poli si sono costituite parti civili Virginia Adamo, madre di una 26enne di Monza, che denunciò il 63enne per aver plagiato la figlia, assistita dall’avvocato Vincenzo Dionisi, e un’altra ragazza, anche lei vittima delle azioni manipolatorie messe in atto dal “maestro Lino”, rappresentata dall’avvocato Claudio Benenati del foro di Bologna.

“La figlia di Virginia Adamo non parteciperà al processo e pertanto ho rinunciato al mio mandato e difenderò solo sua madre. La costituzione di parte civile della signora Adamo è stata accolta in quanto è stato riconosciuto un danno di relazione, a seguito dell’interruzione del rapporto con la figlia causata dall’influenza del Gaeta – ha spiegato il legale-. La difesa ha tentato di dichiarare illegittima la parte relativa alle investigazioni, ma visto che la questione non può essere affrontata in sede preliminare verrà invece approfondita in fase dibattimentale. Io, la signora Adamo e Sergio Caruso, esperto di sette e collaboratore della Favis, siamo piuttosto soddisfatti anche alla luce delle prove raccolte durante le indagini coordinate dalla Procura, che sono racchiuse in 2 mila e 500 pagine”.

 

Secondo l’impianto accusatorio formulato dal pm Paola Conti, titolare del fascicolo, Pasquale Gaeta, spacciandosi per psicologo, si è reso responsabile di violenza sessuale e maltrattamenti. Gli accertamenti a suo carico scattarono quando Virginia Adamo si rivolse alle forze dell’ordine per denunciare quanto subito dalla figlia. La vicenda ormai nota al grande pubblico è quindi destinata ad andare avanti nonostante la testimonianza della 26enne, risalente al maggio del 2019 e cristallizzata in sede di incidente probatorio, nella quale la giovane, all’epoca ancora assistita dall’avvocato Vincenzo Dionisi, negò di essere stata assoggettata da Gaeta. Tali dichiarazioni determinarono una diminuzione del divieto di avvicinamento imposto all’uomo precedentemente, che passò da 300 a 100 metri di distanza. Inoltre venne disposta una perizia psicologica sulla ragazza. A marzo dello scorso anno Gaeta venne raggiunto dall’avviso di fine indagini. Tre mesi dopo l’indagato chiese ai carabinieri di Montefiascone di essere ascoltato e in quell’occasione, alla presenza del suo avvocato Bruno Barbaranelli, smentì tutte le accuse. “Purtroppo mia figlia è ancora sotto l’effetto del plagio, quindi ce lo aspettavamo che non volesse essere coinvolta. Lei non la percepisce come una situazione di anormalità. Non lo accusa, ma io andrò avanti per lei” ha dichiarato Virginia Adamo fuori dal palazzo di giustizia. La prima udienza collegiale è prevista per il 12 gennaio del prossimo anno.