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Viterbo Covid, solo il 4 per cento dei vaccini è stato fatto negli ambulatori

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I vaccini negli ambulatori procedono a passo di lumaca. Nella Tuscia, infatti, su 64.326 somministrazioni, solo 2.500 - il 4 per cento - sono state eseguite dai medici di famiglia. Gli ambulatori, infatti, da tre settimane continuano a ricevere un centinaio di dosi a settimana, che si rivelano insufficienti per soddisfare la richiesta dei 188 medici attualmente abilitati a somministratore il vaccino. "Stiamo facendo tutto il possibile ma continuano ad arrivarci soltanto le briciole”, si lamenta Michele Fiore, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale). “Con una fiala a settimana per ciascun ambulatorio i più fortunati possono al massimo vaccinare sei pazienti, tra prime dosi e richiami. Qualcuno addirittura non è stato ancora in grado di cominciare la somministrazione in quanto dall’inizio della campagna vaccinale non ha ricevuto neanche un vaccino”.

 


Nell’ultimo mese, poi, non sono più arrivate negli ambulatori le dosi di Vaxzevria (l’ex AstraZeneca), e così i medici di famiglia per ora proseguono solo con la somministrazione del Pfizer. “Contiamo di ricevere nei prossimi giorni qualche fornitura in più della partita più grossa, quella di 2,5 milioni di fiale di Pfizer in tutta Italia, annunciata dal Governo. Per il momento, però, la situazione è desolante. Viaggiamo a livelli bassissimi, ma di certo non per colpa nostra. Anche il caos scoppiato intorno ad AstraZeneca ha influito - prosegue Michele Fiore -: prima è stato tutto bloccato, poi il fornitore ha sospeso l’invio delle dosi... Insomma, c’è una grande confusione che sta disorientando sia noi che i nostri pazienti”.

 

Il segretario provinciale della Fimmg contesta anche il criterio con cui è stata portata avanti la campagna di vaccinazione. “Nella nostra provincia, così come in tutta la regione, c’è la volontà di privilegiare le vaccinazioni negli hub, nei grandi centri, che ci sta penalizzando non poco. In altri Paesi europei, come la Germania, tanto per citare un esempio, i medici di famiglia sono stati maggiormente responsabilizzati, sono in prima linea nella campagna di vaccinazione di massa. In Italia, invece, accade il contrario”. “Ripeto - conclude Michele Fiore -, noi cerchiamo di fare il possibile ma siamo come gli arcieri senza frecce. Se ci arrivassero più dosi potremmo vaccinare anche dieci pazienti al giorno per ogni settimana ma, purtroppo, ad oggi la situazione è ben diversa”.