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Omicidio Giuseppina Casasole, definitiva la condanna a 14 anni per Samuele Viale che la spinse nel burrone

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Uccise Giuseppina Casasole, imprenditrice di Bolsena, spingendola senza un motivo giù da un burrone a Limone Piemonte il 30 maggio del 2017. E' diventata definitiva la condanna a 14 anni per Samuele Viale, 24 anni ex operaio, che spinse la donna dandole anche un calcio sotto l'effetto di Lsd. La Cassazione nei giorni scorsi ha respinto il ricorso contro la sentenza di appello che aveva confermato quella del rito abbreviato in primo grado.Sono state riconosciute anche delle provvisionali alle parti civili le due figlie  e l'unico figlio maschio (assistito dall'avvocato Francesco Massatani). Ai tre figli e la madre della vittima 100 mila euro, 60 mila alle sorelle e al fratello.

 

 

Aveva 59 anni Giuseppina Casasole quando fu uccisa senza un motivo. Si era trasferita da tre anni nella località di montagna del Piemonte per seguire la figlia che era iscritta a una scuola per maestri di sci. La sera dell'omicidio stava portando a spasso il cane quando fu aggredita e scaraventata nel burrone. fu trovata priva di vita poche ore dopo in fondo al dirupo.

 

 

Dell'omicidio fu accusato il giovane operaio Samuele Viale che in qualche modo confessò di aver spinto la donna colpendola con un violento calcio alla schiena mentre stava raccogliendo dei fiori: "Sentivo delle voci che mi dicevano di farlo", raccontò agli inquirenti. Poi disse si essersi ispirato a una canzone rap. Viale confessò anche di aver agito sotto l'effetto di Lsd. Per diverso tempo i carabinieri che indagarono sul caso cercarono un movente. Ma il ragazzo ha sempre sostenuto di aver aggredito la donna senza un perché. Il giovane, che secondo due perizie è affetto da schizofrenia, al momento si trova rinchiuso in una Rems, residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza. La Cassazione ha messo dunque la parola fine al processo penale per questo caso.