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Viterbo, scorie nucleari. La Sogin assicura: "Ancora nulla è deciso"

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“L’aver detto che il Lazio, ovvero la provincia di Viterbo, è il ‘territorio sicuramente più interessante in cui realizzare il deposito nazionale delle scorie nucleari’, è stata un’affermazione riferita alla mera valutazione della distanza dai siti che attualmente ospitano i rifiuti radioattivi”.  Dopo le polemiche scaturite dalle parole pronunciate dall’ingegner Emanuele Fontani, amministratore delegato di Sogin, durante l’audizione parlamentare del 6 aprile in commissioni ambiente e attività produttive della Camera, la stessa società precisa pertanto che “tale considerazione era del tutto esemplificativa e finalizzata a sconfessare che esistano già scelte precostituite. L’esempio, al contrario, era volto a evidenziare che nulla è deciso. Il percorso di localizzazione è appena iniziato e si configura come un processo che prevede il più ampio e trasparente coinvolgimento dei territori nella determinazione di una scelta condivisa”. 

 

Contro la localizzazione del deposito nel Lazio prende posizione anche l’assessore regionale Roberta Lombardi: “L’amministrazione regionale ribadisce l’inidoneità del Lazio ad ospitare le scorie nucleari. In particolare, i 22 siti individuati in provincia di Viterbo presentano caratteristiche inadeguate con la realizzazione del centro unico per lo stoccaggio. Il territorio regionale presenta oltretutto già un quadro fortemente impattante legato all’inquinamento nucleare di origine industriale e medica. In provincia di Viterbo è presente inoltre anche la centrale di Montalto di Castro”.

 

“Il territorio della Tuscia - prosegue Lombardi - pertanto ospita già impianti ad alto impatto ambientale verso i quali è necessario invertire la rotta, avviando una seria riflessione sulla loro riconversione ecologica. Ribadiamo - conclude - che il deposito nazionale nel Viterbese è un’ipotesi senza senso sia da un punto di vista strategico, vista la mancanza di infrastrutture viarie adeguate per servire un simile impianto, sia per le caratteristiche ambientali, archeologiche e turistiche, che sono incompatibili con questi progetti. In questa zona, solo per citare alcuni esempi, sono presenti il sito Unesco rappresentato dall’acropoli etrusca di Tarquinia e prodotti agricoli di pregio, quali l’olio d’oliva dp, l’asparago dop di Canino e la produzione di nocciole”.