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Viterbo, gestione acqua. Sindaci divisi sull'ingresso dei privati in Talete

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Unica strada, ultima spiaggia, scelta da evitare. Sulla possibilità di un ingresso dei privati in Talete, prospettata dall’amministratore unico Salvatore Genova nell’assemblea dei soci di venerdì scorso, i sindaci si dividono: se l’azionista di maggioranza relativa dell’azienda idrica, il primo cittadino di Viterbo Giovanni Arena, si tiene abbottonato, tra i colleghi c’è chi, seppure a titolo personale, già dice no. E’ il caso del sindaco dem di Acquapendente Angelo Ghinassi, secondo il quale far entrare un privato, che poi sarebbe al 99% Acea, in questo momento vorrebbe dire svendere l’azienda: “Prima di ragionare sulla ricerca di un partner, Talete andrebbe risanata evitando di farne un boccone ghiotto per qualche colosso che la acquisterebbe a prezzi di saldo”. Ma il problema è che con un’azienda risanata verrebbe meno la ragione fondamentale di un eventuale ingresso dei privati. Che secondo Genova servirebbe invece proprio a evitare la consegna dei libri in tribunale. Le altre soluzioni sono poco praticabili: aumento di capitale, con i comuni soci che dovrebbero mettere mano al portafogli, o aumento delle tariffe, peraltro già imposto da Arera. Per Ghinassi invece una soluzione c’è e si chiama buona gestione, visto che, parole del sindaco aquesiano, quella vista finora è stata disastrosa: “L’amministratore ha fatto un’analisi puntuale della situazione – continua – e ha spiegato come l’evasione in Talete sia quattro volte più alta della media nazionale. Io non credo che gli utenti viterbesi siano più furbi di quelli del resto d’Italia, ritengo invece che l’elevata morosità sia il risultato della rabbia e della sfiducia nei confronti dell’azienda. Non si possono inviare conguagli da 5 mila euro a una famiglia. Serve un rinnovato patto tra azienda e utente, in cui di fronte a consumi anomali o a possibilità di perdite nelle tubature, il cittadino viene informato tempestivamente. Altrove, come in Toscana, questo avviene”.

 

Non dice né sì né no, il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi (Lega) per il quale è prematuro tuttavia parlare di privati: “In linea di principio l’acqua deve rimanere pubblica ma è evidente che in Talete servono investimenti per l’ammodernamento delle reti e per la depurazione. Intanto facciamo entrare nella società tutti i comuni che stanno ancora fuori, poi vediamo che succede”. Una strada obbligata, quest’ultima, secondo il sindaco di Civita Castellana Luca Giampieri (FdI), dal momento che si va verso l’uniformità tariffaria a livello di Ato.
“L’ingresso dei privati a mio avviso è da evitare in tutti i modi – confida il primo cittadino civitonico -. Valutiamo prima tutte le altre strade, a cominciare da quelle dell’accesso al credito delle banche, sul quale stiamo già lavorando. Inoltre, a fronte dell'ingresso in Talete di tutti i comuni, anche Arera potrebbe finalmente concedere il famoso finanziamento da 40 miloni di euro”.

 

Più pessimista il sindaco di Nepi Franco Vita, secondo cui la strada del mercato è invece segnata: “O chiediamo un mutuo che nessuna banca sarà mai disposta a darci e che comunque pagherebbero i cittadini in bolletta, o aumentiamo il capitale, cosa che nessun Comune credo dia disposto a fare, oppure facciamo entrare un privato. Altre soluzioni non le vedo. Al di là delle questioni ideologiche, bisogna essere pragmatici”.