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Viterbo, scorie nucleari. L'ad di Sogin Emanuele Fontani gela la Tuscia: "Territorio ideale per il deposito"

Massimiliano Conti
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E' il Lazio il territorio ottimale dove realizzare il deposito nazionale delle scorie nucleari. Lo ha detto l'amministratore delegato della Sogin, Emanuele Fontani, nel corso di un'audizione davanti alle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera.  Come i viterbesi ormai sanno bene, la Sogin è la società pubblica responsabile dello smaltimento degli impianti nucleari italiani e dei rifiuti radioattivi prodotti da attività industriali e sanitarie. E come i viterbesi sanno bene, dire Lazio equivale a dire Viterbo perché tutti e 22 i siti già individuati a livello regionale sull'ormai famosa Cnapi, la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, si trovano nella Tuscia. Ce n'è abbastanza per far tornare ai livelli massimi l'allerta nelle popolazioni viterbesi, in particolare quelle dei comuni di Corchiano, Gallese e Vignanello, in prossimità dei quali si trovano due tra i 12 siti italiani maggiormente “indiziati”. Fontani si è affrettato poi a chiarire come le 67 aree individuate sul territorio nazionale, incluse le 22 viterbesi, rappresentino solo una base per avviare un dialogo con i territori, già tutti in piena sindrome Nimby (not in my back yard, non nel mio giardino). Ma le parole pronunciate dal numero uno della Sogin - “il Lazio è la regione più interessante perché baricentro sul territorio nazionale" - sono pietre che piovono su una provincia che da inizio aprile si sta già facendo carico dei rifiuti “normali” di tutto il Lazio, come conseguenza della chiusura della discarica di Roccasecca.

 

 

“Che cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo?”, attacca la consigliera comunale del Pd Luisa Ciambella, secondo la quale c'è un evidente problema di rappresentanza politica se ogni volta che la trottola dei rifiuti, di qualunque specie siano, riprende a girare, finisce sempre per posarsi sulla casella di Viterbo. “Evidentemente da questa provincia arrivano messaggi sbagliati all'esterno – nota l'ex vicesindaca – se da una parte raccogliamo ciclicamente tutti i rifiuti del Lazio, e non solo, e dall'altra siamo assediati da multinazionali che depredano il territorio”.

 

 

Il riferimento è al fotovoltaico e ai 9 progetti in attesa di autorizzazione solo nel capoluogo. “Oltre alla fortuna della sua grande bellezza – dice Ciambella – questa provincia ha avuto la sventura di ritrovarsi una classe politica incapace di rappresentarla nei luoghi che contano”. La consigliera dem fa notare infine come la coordinatrice della cabina di regia incaricata di presentare, per conto dei sindaci, le osservazioni alla Cnapi sia la (ex) megadirigente regionale Flaminia Tosini, finita ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sulla discarica di Monte Carnevale. La stessa che presumibilmente ha fornito alla Sogin la documentazione sul territorio dal quale è poi scaturita la mappa laziale dei siti potenzialmente idonei: “Non sarà forse il caso di procedere con una sostituzione?”, conclude Ciambella.