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Viterbo, neonato morto a Belcolle. Il dramma dei genitori: "I medici dicevano tutto bene, ma Lorenzo non c'è più"

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Poteva essere salvato il piccolo Lorenzo? Questa la domanda che da giovedì mattina si è piantata, come un chiodo, nelle menti dei suoi genitori Alessandro Milioni e Sara Biscetti, molto conosciuti tra Bagnaia e Viterbo. La risposta potrà arrivare solo in seguito all’autopsia, disposta dal pubblico ministero Paola Conti e affidata al medico legale della Sapienza. L’esame verrà effettuato al cimitero di San Lazzaro. In attesa di questo fondamentale passaggio, la squadra mobile sta raccogliendo le cartelle cliniche, fondamentali per capire le cure al quale è stato sottoposto il piccolo nella notte tra mercoledì e giovedì, dopo il ricovero d’urgenza nel reparto di Pediatria.

 

Lorenzo è nato lo scorso 18 marzo, si è trattato di un parto prematuro. Alla Asl non risulta che il piccolo sia stato portato in ospedale in situazione di emergenza. Il bambino è stato invece portato e visitato, a quanto è dato sapere, per i regolari controlli effettuati su bimbi prematuri. Sarebbero state diverse, in questo ambito, le visite effettuate a partire dal 18 marzo. Fino a mercoledì sera, quanto Lorenzo è arrivato in pronto soccorso con un quadro clinico compromesso. I genitori sostengono che nel corso dei vari controlli i medici li rassicuravano sostenendo che non ci fossero problemi. Lorenzo, racconta la mamma in un lungo post su Facebook, aveva sempre le mani e i piedini freddi, “i medici affermavano che stava bene. Ci dicevano di stare tranquilli, anche se Lorenzo non mangiava la giusta quantità di cibo e aveva le mani e i piedi sempre freddi. Non avrà fame - queste, nel racconto della mamma, le affermazioni dei medici -. I piedi freddi li hanno tutti i neonati. Ti amo - si conclude con queste parole il post della mamma -. Sarò sempre con te anche se distante, ma ti sento che mi voli vicino”.

 

A raccontare le ultime ore del piccolo è, sempre tramite Facebook, il papà: “In sette giorni quattro volte tra pediatra e ospedale, mattina e sera, sempre rimandato a casa dicendomi: ‘E’ normale’. Fino a quanto la cosa è diventata gravissima. Mio figlio, venti giorni di vita, ha lottato per ore: ventilazione, quattro terapie diverse, farmaci su farmaci. Per poi sentirmi dire: ‘Purtroppo non ce l’ha fatta’. Pace alla tua anima figlio mio, vieni a trovarmi in qualsiasi momento io dorma e possa vederti per un secondo soltanto”. Il papà conclude: “In vita mia, mai ho chiesto aiuto a qualcuno, questa volta l’ho fatto perché voglio giustizia”. Poteva essere salvato Lorenzo? Avrebbe potuto festeggiare il suo primo mese di vita e poi via via tutti gli altri che avrebbe dovuto avere da vivere? Per saperlo occorrerà attende la relazione del medico legale. Intanto le indagini proseguono. Indagini per omicidio colposo, al momento contro ignoti.