Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Lazio, concorsopoli in Regione. Altri due dem pronti a dimettersi

Esplora:

  • a
  • a
  • a

E’ un clima pesantissimo quello che avvolge il Partito democratico dopo le dimissioni di Mauro Buschini da presidente del Consiglio regionale per la presunta concorsopoli alla Pisana (16 collaboratori politici assunti senza concorso diretto, ma utilizzando la graduatoria del Comune di Allumiere). Da più parti viene invocato un profondo rinnovamento di tutta la struttura organizzativa del partito laziale, mentre il presidente Zingaretti, già alle prese con le inchieste sulle mascherine e sulla gestione dell’assessorato all’ambiente, mostra ogni giorno di più segni di grande nervosismo anche perché all’orizzonte ci sono le elezioni a Roma e il Pd, in questo clima, rischia grosso.

 

 

Per tutti questi motivi, caduta la testa di Buschini, sacrificata dal partito nel tentativo di evitare una bufera dagli sviluppi imprevedibili, sarebbe in atto anche un pressing fortissimo sugli altri due esponenti dem all’interno dell’ufficio di presidenza d’aula - Michela De Biase, moglie del ministro Dario Franceschini, e Gianluca Quadrana - affinché facciano a loro volta un passo indietro nell’interesse di tutti. Emblematica la presa di posizione di Stefano Pedica, presidente di Cantiere democratico: “Il nuovo corso di Enrico Letta nel Pd comincia a farsi sentire. Ora però serve aria nuova nel partito romano e un ricambio al vertice. Serviranno tante dimissioni per far capire che il Pd sta cambiando in meglio e che non si parla più di poltrone e posti, ma di problemi della gente”. Per dovere di cronaca va detto che - ma si tratta ancora di indiscrezioni - che sia la De Biase che Quadrana si sarebbero dimostrati disponibili ad uscire di scena, tanto che in Consiglio c’è chi si aspetta la formalizzazione delle loro dimissioni da un momento all’altro.

 

 

Oltre al Pd, la concorsopoli non fa però dormire sogni tranquilli neanche dentro il centrodestra e nel Movimento 5 Stelle. Nel primo caso Fratelli d’Italia, nell’ottica di una comune politica di coalizione, vorrebbe che si dimettesse dall’ufficio di presidenza anche Giuseppe Cangemi della Lega, pure lui nel mirino per l’assunzione di un collaboratore del suo gruppo: “Bisogna fare assolutamente chiarezza – commenta il capogruppo, Fabrizio Ghera –. E d’altra parte la conferma che esiste questa necessità è nelle dimissioni di Buschini. Le procedure vanno annullate in autotutela e tutto l’ufficio di presidenza deve fare un passo indietro”. Da quanto si apprende, non avrebbe invece nessuna intenzione di mollare il suo posto il grillino Devid Porrello, anche lui nell’ufficio di presidenza e anche lui sotto accusa per l’assunzione di un militante pentastellato.  Dal canto suo, Zingaretti in pubblico manifesta tranquillità, ma è evidente che le cose non stanno così. Interpellato sulla possibilità che si dimetta per correre a sindaco di Roma, ha risposto: “Faccio con rigore il presidente del Lazio e continuerò a farlo sapendo che il buon governo della Regione aiuta Roma: penso ai rifiuti, agli investimenti nelle periferie, alla gestione del Covid. Il problema semmai è un altro: si sta perdendo troppo tempo a parlare di nomi anziché dei temi che urge affrontare”. E su Buschini una risposta che non soddisfa i cronisti: “E’ stato lui a ritenere di fare un passo indietro, dopo aver proposto l’istituzione di una commissione trasparenza che farà piena luce sul caso. Penso che sia il modo più serio e responsabile di affrontare una vicenda tanto delicata”.