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Viterbo, omicidio Sestina Arcuri. I periti della difesa: "Andrea Landolfi non l'ha spinta giù dalle scale"

Valeria Terranova
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Nel processo a carico di Andrea Landolfi, accusato di aver ucciso la fidanzata Maria Sestina Arcuri nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, spingendola dalle scale, ieri, mercoledì 31 marzo, hanno parlato gli ultimi due consulenti della difesa: l’ingegner Giuseppe Monfreda e il medico legale Massimiliano Mansutti. Entrambi hanno escluso che Sestina sia stata lanciata o spinta dal parapetto delle scale.

 

Il dottor Monfreda, esperto in analisi forense, incidenti sul lavoro e sinistri stradali, ha smontato la ricostruzione della dinamica della caduta proposta dai Ris dei carabinieri. Lo ha fatto attraverso i dati ottenuti dai rilievi eseguiti con la stessa strumentazione, il laser scanner, e con simulazioni create con un software di ultima generazione. “Il modello matematico applicato dai Ris sarebbe corretto se fosse stato applicato a una palla lanciata che effettua una parabola - ha affermato l’ingegnere di fronte ai giudici -. Peccato, però, che si tratti di un corpo umano, con un’altezza di 1,59 centimetri e con un peso di 60 chili, come riportano i documenti ospedalieri relativi alla vittima contenuti negli atti. Se Maria Sestina fosse caduta seguendo questa traiettoria avrebbe urtato contro degli oggetti, come la cassapanca e le numerose suppellettili, presenti nel contorno, che invece sono rimasti intonsi. I Ris sono partiti da informazioni sbagliate e hanno considerato il baricentro della povera ragazza come se fosse un punto estraniandolo dal contesto ambientale”. Inoltre l’ingegnere Monfreda, nel prosieguo dell’esposizione, ha fatto riferimento alla velocità oraria dei due corpi durante la caduta, scartando l’ipotesi che Andrea Landolfi abbia gettato la fidanzata dalle scale dell’abitazione di Ronciglione. “Il lancio non trova riscontro nei risultati ottenuti dalle analisi matematiche, fisiche e biomeccaniche - ha precisato Monfreda -, in quanto neanche un campione olimpionico di lancio del peso riesce a raggiungere 6 chilometri orari, come si dovrebbe presupporre secondo quanto ritenuto dai Ris e dall’accusa, e avendo elaborato la dinamica seguendo la loro tesi neanche a una velocità di 20 chilometri orari Sestina potrebbe cadere in quel modo e in quel punto, anche per i vincoli spaziali che troviamo - ha concluso il consulente-. Tra tutte le simulazioni da me prodotte quella raccontata da Landolfi, secondo il mio parere, è stata la prova del nove, certamente tra quelle più plausibili”.

 


In seguito a parlare in aula è stato il medico legale Massimiliano Mansutti, il quale ha riferito in merito alle lesioni riportate dall’imputato, secondo il professionista sarebbero compatibili con la dinamica da lui descritta lunedì scorso e che finora nessun perito o consulente aveva posto all’attenzione della Corte d’Assise. “Credo che non si possa parlare di precipitazione, poiché in medicina legale è un termine utilizzato anche per cadute da altezze ridotte – ha riferito -. La caduta o il rotolamento dalla scalinata sono improbabili, ma non impossibili, e ritengo che la ricostruzione rilasciata da Landolfi sia verosimile”. Il dibattimento è agli sgoccioli e riprenderà a metà giugno con due giornate dedicate alla discussione. Alla fine dello stesso mese la sentenza.