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Omicidio Sestina, Roberta Bruzzone smonta la testimonianza del figlio di Andrea Landolfi: "Condizionato dalla madre"

Valeria Terranova
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Per la criminologa Roberta Bruzzone il figlio di Andrea Landolfi, 32enne a processo per l’omicidio di Maria Sestina Arcuri, sarebbe stato suggestionato dalla madre. La psicologa forense, perito della difesa, rappresentata dagli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, lunedì 29 marzo in aula ha raccontato come la madre ed ex compagna di Landolfi avrebbe bombardato il figlio con domande contenenti “inneschi” nella fase precedente all’audizione protetta del 27 febbraio 2019 (13 giorni dopo la morte della parrucchiera, avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 febbraio) e che fu condotta dalla psicologa Daniela Vigiano alla presenza del pm Franco Pacifici. L’ex compagna dell’imputato, stando a trascrizioni e verbali a cui ha fatto riferimento la consulente, avrebbe consegnato due file audio contenenti il racconto del bambino prima dell’audizione.

 


 

“Avendo esaminato la documentazione e la genesi delle rivelazioni del minore ritengo che ci siano numerose criticità”. Dalla ricostruzione, infatti, emergerebbero diverse sollecitazioni subite dal bimbo prima che venisse ascoltato a fine febbraio di due anni fa, che riguarderebbero domande tendenziose, ripetute, fattori che influirebbero sul ricordo. “Tutti elementi che inficiano il resoconto del piccolo. Nei file della durata di 20’ la madre utilizza parole attivanti ripetute tante volte come ‘lanciare’, ‘sbattere’, ‘spingere’, ‘litigare e discutere’, ‘prendere, sollevare e afferrare’. Il bimbo invece non ha mai parlato di litigio tra Sestina e il padre. Questo tipo di scenario è stato indotto in primis dalla madre e in secundis dalla dottoressa Vigiano. Il piccolo ribadisce per 9 volte, in 22 minuti, che fu Sestina a spingere il padre, che cadde per primo, e probabilmente questo è il ricordo genuino del bambino”.

 

 

La consulente ha affermato di fronte ai giudici come sottoporre un minore di quell’età, all’epoca 5 anni, a 125 minuti d’esame, dal punto di vista tecnico “è un parametro intollerabile”. “Negli 88 minuti in cui la madre partecipa al colloquio interferisce in media ogni 2 minuti - ha proseguito Roberta Bruzzone -. Per questo motivo invito caldamente a vedere il video dell’audizione protetta, perché già in quella sede il piccolo cerca di sottrarsi rispondendo ‘non lo so, non mi ricordo’. E quando rivede la Vigiano successivamente esclama ‘no altre 3 ore là no!’ perché il bambino stesso non dà una lettura allarmante dell’evento. E’ la psicologa a dire che Sestina si fece molto male e di come fosse difficile per lui parlare di quel fatto, lo dice per 44 volte”, ha proseguito. Stando alle dichiarazioni rese dalla consulente della difesa si sarebbe così dispersa la traccia amnesica originaria, tanto che il piccolo sarebbe arrivato a confondere l’abitazione di Ronciglione con quella di Roma, collocazione preoccupante dal punto di vista percettivo. “Siamo ben oltre la suggestione e nelle trascrizioni si legge ‘c’è un giudice che si sta interessando un pochino della situazione delle cose che sono accadute a papà e Sestina’ e ‘papà cosa ha fatto di male? Ci vuoi spiegare?’ e il bambino non aveva ancora parlato e più si va avanti più questo meccanismo suggestivo diventa palese”, ha dichiarato ancora la psicologa forense. Per quanto riguarda il famoso disegno dello squalo rappresentato dal figlio dell’imputato la Bruzzone ha espresso la propria opinione a riguardo: “Chi è? Il padre che non vede da 4 mesi o qualcun altro che lo infastidisce e che lo incalza? Il ragazzino non si sa spiegare perché il padre sia scomparso e non dando importanza alla caduta, non riesce a capire cosa sia successo. Dunque le dichiarazioni del bambino essendo state compromesse da innumerevoli sollecitazioni non sono utilizzabili”.